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Anca e bacino

Anca e bacino: com’è fatta e come funziona

Il bacino è una struttura anatomica composta da diverse ossa che sostengono il tronco e si connettono agli arti inferiori. È composto da quattro ossa principali:

  • osso sacro
  • osso coggigeo
  • due ossa dell’anca

Le ossa dell’anca includono l’ileo, l’ischio ed il pube, che si fondono per formare l’acetabolo, la cavità articolare dove si inserisce la testa del femore per formare l’articolazione dell’anca. La forma e la struttura del bacino variano tra uomini e donne.

I muscoli che agiscono sull’anca e sul bacino sono numerosi e svolgono una varietà di funzioni cruciali per la stabilità e la mobilità del corpo. Alcuni dei principali muscoli che agiscono sull’anca includono:

  1. Muscoli flessori dell’anca: questi muscoli flettono l’anca, portando la coscia verso il busto. Alcuni esempi sono il muscolo ileopsoas, il muscolo retto femorale, il muscolo tensore della fascia lata.
  2. Muscoli estensori dell’anca: questi muscoli estendono l’anca spingendo la coscia all’indietro. Il muscolo più importante di questo gruppo è il grande gluteo.
  3. Muscoli abduttori dell’anca: questi muscoli spostano la coscia lateralmente, lontano dal corpo. Il muscolo più importante di questo gruppo è il medio gluteo.
  4. Muscoli adduttori dell’anca: questi muscoli portano la coscia verso il corpo, muovendola medialmente. Alcuni esempi sono il grande adduttore, il gracile, l’adduttore breve.
  5. Muscoli rotatori dell’anca: questi muscoli ruotano la coscia internamente o esternamente. Alcuni esempi includono il muscolo piriforme, il gemello superiore e il gemello inferiore.

L’articolazione dell’anca chiamata anche articolazione coxofemorale viene classificata come enatrosi ovvero un’articolazione mobile le cui superfici articolari sono costituite da una forma sferica o semisferica (testa del femore) e da una concava a sua volta sferica (acetabolo). L’articolazione è molto congruente, ha una capsula molto forte ed è tendenzialmente molto stabile. È inoltre presente il labrum che aumenta la congruenza articolare.

La copertura dal punto di vista osseo del femore da parte dell’acetabolo è soprattutto posteriore, ovvero acetabolo e femore sono un po’ in avanti, questo conferisce maggior stabilità posteriore all’articolazione ed è probabilmente la ragione per la quale la componente capsulo-legamentosa è più consistente anteriormente.
Anteriormente sono presenti 3 legamenti: ileofemorale, pubofemorale ed ischiofemorale. Vi è poi un’ansa che circonda il collo femorale ed è integrata tra i legamenti extracapsulari.

Dal punto di vista strutturale vi sono due angoli piuttosto importanti da citare perchè correlati con alcune patologie:

  • l’angolo di antiversione femorale: è l’angolo formato tra l’asse del collo femorale e l’asse dei condili femorali (valore normale adulto: 8-15°). Un angolo di antiversione aumentato o diminuito è associato in letteratura con alcuni dismorfismi degli arti inferiori e patologie dell’anca quali l’epifisiolisi, l’artrosi dell’anca, le lesioni del labbro acetabolare, la lesione del legamento crociato anteriore.
  • L’angolo di inclinazione femorale: è, invece, l’angolo formato fra il collo e la diafisi femorale (valori adulto: 120-135°). Si parla di coxa valga quando si ha un angolo di inclinazione maggiore di 135°. Esso rappresenta un fattore di rischio di artrosi. Si parla invece di coxa vara con un angolo di inclinazione minore di 120°, essa può essere associata a piede piatto, ginocchio valgo, scoliosi, lussazione congenita dell’anca.

Può essere utile conoscere le forze che agiscono su questa articolazione: in stazione eretta l’anca sopporta 0,3 volte il peso del corpo, in piedi su una gamba ne sopporta 2,4-2,6 e salendo le scale circa 3 volte il peso del corpo. Il bastone riduce in maniera significativa il carico sull’anca.

Patologie e cause più frequenti del dolore all’anca

Le patologie e problematiche che colpiscono l’articolazione dell’anca sono molteplici; per questo è fondamentale eseguire sempre un’adeguata diagnosi differenziale ed escludere red flags (bandiere rosse), ossia segni e sintomi che possono mimare una disfunzione muscolo-scheletrica, o neuromuscolare, ma che in realtà nascondono una patologia più grave e non di competenza fisioterapica, almeno nella prima fase, ma da inviare allo specialista medico di riferimento (esempio: fratture).

Per descrivere le più frequenti problematiche dell’anca possiamo per comodità raggrupparle in base a gruppi di età:

  • Bambini e ragazzi adolescenti
  • Adulti e anziani

Patologie tipiche dell’adulto

  1. Artrosi che si manifesta con lesioni articolari ed infiammazione a causa della degenerazione dello strato cartilagineo che ricopre i capi articolari
  2. Impingement o conflitto femoro-acetabolare
  3. Anca a scatto
  4. Corpi mobili intrarticolari
  5. Necrosi asettica della testa del femore
  6. Disturbi aspecifici o funzionali come instabilità cliniche o rigidità dell’anca

Patologie tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza

  1. Morbo di Calvè-Perthes
  2. Osteoma osteoide
  3. Fratture da avulsione
  4. Esiti di displasia congenita dell’anca

Patologie traumatiche dell’adulto

  1. Frattura collo o testa del femore, tipica dell’anziano
  2. Lesioni del labbro cotiloideo

Da non dimenticare gli interventi chirurgici di protesi d’anca. Ricordiamo che, spesso, l’indicazione è una terapia di tipo conservativo, farmacologica, fisioterapica o multimodale.
L’articolazione dell’anca è circondata da una moltitudine di tessuti molli quali nervi, muscoli, legamenti, tendini che possono anch’essi andare incontro a patologie.
Per comodità faremo una distinzione in base alla zona di dolore dominante nella regione dell’anca e del bacino:

Dolore anteriore dell’anca o zona inguinale dominante

Quando ci troviamo di fronte ad un dolore nella zona anteriore dell’anca o nella zona inguinale si parla più in generale di “groin pain”. E’ importante affidarsi ad un medico o ad un fisioterapista specializzato per inquadrare le cause fin da subito. Il consenso di Zurigo del 2018, ci aiuta a distinguere le problematiche in questa regione tra un dolore dovuto all’articolazione dell’anca (HIP RELATED) oppure un dolore non causato dall’articolazione dell’anca (NOT HIP RELATED). Il clinico dovrà eseguire dei test da associare a uno studio di imaging per confermare o meno la diagnosi di un groin pain causato da problematiche articolari.
Il dolore anteriore dell’anca causato da problematiche articolari comprende diverse patologie:

  • Osteoartrosi dell’anca
  • Impingement femoro-acetabolare (FAI)
  • Instabilità e displasia acetabolare
  • Altre cause (lesioni del labbro, lesioni condrali, lesioni del legamento rotondo)

Mentre l’artrosi dell’anca è tipicamente nel soggetto in età avanzata o comunque maggiore di 50 anni, le altre patologie si ritrovano maggiormente nei soggetti giovani e negli adulti di mezza età attivi.

Osteoartrosi dell’anca

La coxartrosi, o artrosi dell’anca, è uno dei più comuni disordini della società moderna ed è la causa più frequente di dolore all’anca nella popolazione con età maggiore di 50 anni.
I segni ed i sintomi più comuni della artrosi dell’anca sono:

  • dolore
  • crepitii
  • rigidità articolare
  • riduzione della mobilità
  • fenomeni di blocco articolare (meno frequenti)

Conseguenze dell’artrosi sono:

  • atrofia muscolare
  • retrazione capsulare
  • diminuita capacità di carico
  • disabilità

I sintomi solitamente peggiorano a camminare, fare le scale, infilare le calze, allacciarsi le scarpe, salire e scendere dalla macchina e in tutte le attività legate alla flessione.

Le opzioni di trattamento fisioterapico includono gestione del carico, esercizio terapeutico specifico per il potenziamento muscolare e recupero della mobilità articolare attraverso mobilizzazioni da parte del fisioterapista. Anche una terapia farmacologica fa parte delle possibili strategie di cura.

Sono molto importanti ogni 2/3 mesi delle sedute di richiamo per migliorare l’aderenza al trattamento del paziente.
Il medico potrebbe consigliare iniezioni infiltrative e la chirurgia di sostituzione articolare come la protesi dell’anca. In questo caso sarà importante fare della fisioterapia pre-intervento, per cercare di mantenere i muscoli tonici, la mobilità articolare per poi recuperare al meglio e con meno complicazioni possibili dopo l’intervento.

Dopo un intervento di protesi d’anca il trattamento post chirurgico è fondamentale per il recupero totale del paziente. È importante affidarsi ad un fisioterapista esperto ed iniziare subito la fisioterapia, tenendo conto di alcune accortezze per almeno i primi 2/3 mesi dall’operazione:

Fondamentale inoltre sarà il rinforzo muscolare specifico dei muscoli chiave dell’anca, la rieducazione al cammino e poi il recupero funzionale dell’arto inferiore, basandosi anche sulle necessità del paziente specifico.
Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Lesioni del labbro

Le lesioni del labbro cotiloideo si distinguono in:

  • traumatiche;
  • non traumatiche (da sovraccarico);
  • degenerative.

Spesso i sintomi (dolore acuto e click) compaiono nel sedersi, nel cammino e nella postura in piedi prolungata.
Il trattamento è conservativo con carico limitato per 2-4 settimane, farmaci antinfiammatori, terapia manuale ed esercizio terapeutico.

Se il trattamento conservativo fallisce la seconda opzione è quella chirurgica.
Le problematiche di lesioni del labrum non degenerative sono maggiormente collegate a soggetti giovani, nei pazienti con età maggiore di 60 anni una lesione del labrum è secondaria ad osteoartrosi.

Impingement femoro-acetabolare (fai) o sindrome da impingement femoro-acetabolare

Il conflitto avviene quando c’è un contatto anomalo tra il femore prossimale e la rima acetabolare, prevalentemente in soggetti di età tra i 20 e i 49 anni. Può essere dato da movimenti ripetuti (forzati) a fine arco di movimento, che possono essere associati, oppure no, ad una configurazione anomala di femore o acetabolo. Parlando di configurazione anomala facciamo riferimento alle alterazioni:

  • PINCER: l’acetabolo causa un’eccessiva copertura della testa del femore
  • CAM: la causa in questo caso è riferita al femore (coxa vara, retroversione femorale, bumb osseo)
  • MISTO: nella maggior parte dei casi, circa l’86%

Il trattamento d’elezione è quello conservativo:

  • fans
  • infiltrazioni (corticosteroidei o acido ialuronico)
  • restrizione e modificazione delle attività
  • terapia manuale ed esercizio terapeutico rivolti agli impairments della funzione di mobilità e della funzione neuromuscolare di anca, sacroiliaca e bacino. 

Per quanto riguarda la fisioterapia un programma che include oltre agli esercizi specifici sull’anca anche esercizi sul core risulta essere più efficace di un lavoro isolato sull’anca.
Se il trattamento conservativo fallisce si opta per un trattamento chirurgico soprattutto in artroscopia. Le evidenze scientifiche ci dicono che solo il 50% degli operati di FAI ritorna al pre-injury.

Il dolore anteriore dell’anca o Groin pain causato da problematiche non articolari (NOT HIP RELATED)

Come già detto in precedenza il termina “Groin pain” indica in generale un dolore anteriore dell’anca. Quando parliamo di “not hip related” si fa riferimento a tutte quelle patologie che non ritrovano una causa articolare, bensì delle lesioni che colpiscono i tessuti molli dell’anca o della giunzione tra la parte anteriore della coscia e la parte bassa dell’addome e la porzione anteriore della coscia che include i muscoli adduttori e la sinfisi pubica.
C’è stata una grande confusione terminologica sull’argomento fino al consenso di Doha, nel 2014, nella quale vengono stabiliti i criteri clinici per il Groin pain negli atleti. Da allora si raggruppano quattro principali probabili fonti di dolore:

  • muscoli Adduttori (Adductor Related)
  • muscolo Ileopsoas (Ileopsoas Related)
  • zona inguinale (Inguinal Related)
  • zona del pube (Pubic Related)

Tali problematiche sono più frequenti nei giovani maschi sportivi. Esistono dei fattori di rischio modificabili tra cui: bassi livelli di allenamento sport-specifico, deficit di forza in adduzione, alti livelli di attività, basso rapporto di forza tra flessori/estensori d’anca e tra flessori/estensori di tronco, preparazione atletica a inizio stagione insufficiente, deficit di stabilità lombare. I fattori di rischio non modificabili invece sono: età (più anziani, più groin pain), sesso maschile, storia di lesione precedente.

La condizione più frequente di Groin pain Syndrome è quella relativa ai muscoli Adduttori, quella che in gergo comune si chiama Pubalgia. Essa consiste nel dolore attorno all’inserzione del tendine dell’adduttore lungo e all’osso pubico. Il dolore si può riferire anche più distalmente nella regione mediale della coscia.

La maggior parte di queste problematiche diventano croniche, ovvero il dolore perdura per molto tempo ed, in questo caso, l’approccio terapeutico sarà differente rispetto ad un dolore acuto. E’ importante recarsi da un fisioterapista specializzato in grado di:

  • escludere red flags
  • escludere problematiche a livello lombare e sacrale
  • escludere condizioni Hip Related, cioè causati da un problema articolare all’anca
  • inquadrare la giusta problematica dei tessuti molli (not hip related) in quanto vi sono tantissime strutture nella stessa regione

Noi fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze siamo specializzate nei disordini muscoloscheletrici e nella fisioterapia sportiva. Contattaci per una prima valutazione iniziale per inquadrare la tua problematica e risolverla al meglio.

Il trattamento in queste problematiche si basa essenzialmente sulla fisioterapia. Durante la riabilitazione è importante sia un approccio verso l’intera catena cinetica coxo-lombo-pelvica sia un approccio diretto al tessuto responsabile del sintomo attraverso esercizi e trattamento dei tessuti molli. Spesso il problema è causato da una lesione a livello della giunzione miotendinea o da un problema di tendinopatia. Il trattamento e quindi anche i tempi di recupero cambiano a seconda della reattività del tessuto e dalla stadiazione temporale (acuta o cronica).

Se un dolore si presenta invece nella regione posteriore e laterale dell’anca possiamo immaginare un triangolo ipotetico, che collega la vertebra L5 al gran trocantere del femore e alla tuberosità ischiatica del bacino, nel quale distribuire i sintomi (Miller, 2019):

Dolore  superiore e mediale della regione posteriore dell’anca: possibili problematiche

  • Borsite ischiatica
  • Trigger point medio gluteo e grande gluteo
  • Tendinopatia o lesione prossimale ischiocrurali
  • Disfunzione sacro-iliaca
  • Sindrome radicolare o faccettaria lombare
  • Sindrome del piriforme
  • Altro: intrappolamento nervo otturatorio, impingement arteria glutea superiore

Borsite ischiatica o tendinopatia inserzionale degli ischiocrurali

L’infiammazione della borsa ischiatica che si trova tra la tuberosità ischiatica e l’inserzione dei muscoli ischiocrurali può essere di origine atraumatica o traumatica. Quest’ultima maggiormente frequente in sportivi che praticano sport con continui sfregamenti sulla tuberosità ischiatica (ciclismo, equitazione, canoa) o in sport come calcio e danza che causano microtraumi ripetuti al tendine degli ischiocrurali. È importante curare l’ergonomia di questi soggetti (esempio utilizzare sellino bici antishock), valutare l’efficienza della muscolatura in particolare la sinergia tra glutei e ischiocrurali, riequilibrare il bacino, allungare i muscoli contratti iperattivi, svolgere esercizi di neurodinamica ed eventualmente valutare una possibile rigidità dell’anca.

Dolore centrale dell’anca posteriore: possibili problematiche

  • Sindrome glutea profonda (si riferisce all’intrappolamento del nervo sciatico non di tipo discogenico, tra cui la sindrome del piriforme)
  • Problematiche della regione lombare della schiena
  • Disfunzione sacro-iliaca
  • Osteoartrosi dell’anca
  • Impingement femoro-acetabolare (FAI) posteriore
  • Trigger point grande gluteo
  • Trombosi venosa profonda: vena circonflessa femorale
  • Altro: ernia acuta discale, tendinopatia piriforme, disfunzione del pavimento pelvico

Sindrome del piriforme

La sindrome del piriforme è caratterizzata da dolore, disestesie e/o parestesia sul gluteo o sulla parte posteriore della coscia dovuto a un intrappolamento nervoso non discogenico. Il dolore si può irradiare verso l’anca e lateralmente e si presenta in varie attività della vita quotidiana come stare seduti, camminare, correre, fare squat, salire le scale e nelle attività in flessione dell’anca. Può essere

  • Primaria: anomalia anatomica
  • Secondaria: causata da trauma diretto, ipertrofia sportiva (calcio, runners), dismetria degli arti inferiori o a causa della sindrome del portafoglio (Wallet’s Syndrome)

In questi casi può essere importante eseguire un’ecografia in cui si può vedere il piriforme ipertrofico rispetto al controlaterale, oppure una risonanza magnetica, dove si può vedere il nervo sciatico iperintenso con edema intraneurale.
È importante recarsi da un fisioterapista specializzato che possa svolgere i test per la sindrome del piriforme e inquadrare bene il quadro clinico, escludendo un coinvolgimento nervoso derivante dalle vertebre lombo-sacrali, oltre ad escludere altre problematiche similari (fibrosi da trauma, impingement ischio-femorale, sindrome otturatore interno)
Il trattamento è conservativo, con esercizi di bilanciamento muscolare, consigli posturali, stretching, terapia manuale (pressioni ischemiche, massaggio profondo, dry needling) ed esercizi di neurodinamica per desensibilizzare il nervo sciatico.

Dolore laterale della regione dell’anca posteriore: possibili problematiche

  • Trigger point medio gluteo
  • anca a scatto (snapping hip esterno)
  • sindrome del gran trocantere (great trocantheric pain syndrome)
  • entesite fascia lata
  • osteoartrosi
  • frattura femorale

Sindrome del gran trocantere (great trocantheric pain syndrome)

Essa comprende:

  1. BORSITE TROCANTERICA
  2. LESIONE MUSCOLARE MEDIO GLUTEO
  3. TENDINOPATIA MEDIO GLUTEO (la più comune)

Questa sindrome ha un’alta incidenza nella popolazione e si caratterizza per un dolore laterale all’anca. È una sindrome invalidante specialmente se diventa cronica poiché sono persone che fanno fatica a camminare a lungo e in cui viene alterata l’autonomia degli spostamenti. Solitamente alla base vi è una biomeccanica alterata in cui i glutei hanno una leva maggiore e creano una maggior frizione nel tempo.

Spesso il dolore si presenta in appoggio monopodalico nel cammino, corsa, salto, salire le scale, da seduto accavallando le gambe, sdraiati sullo stesso fianco, cioè ogni volta in cui si comprime la zona per stiramento o per compressione. È difficile differenziare le strutture.

Il trattamento consiste in:

  • Esercizio terapeutico: bilanciamento muscolare, diminuendo il momento adduttorio
  • Ergonomia posturale ed educazione
  • Tecniche miofasciali
  • Taping
  • Infiltrazioni: efficaci se è proprio la borsa la responsabile del dolore

Anca a scatto (snapping hip esterno)

È costituita da una frizione o scatto tra il gran trocantere del femore e la bandelletta ilotibiale o la porzione anteriore del grande gluteo. Si caratterizza appunto per uno scatto, con apprensione e dolore e a volte cedimento con dolore laterale dell’anca. Può essere associata alla tendinopatia del medio gluteo. Queste frizioni ripetute possono favorire l’ispessimento della fascia lata e quindi la sindrome del gran trocantere, oltre ad essere un fattore contribuente per le borsiti e la degenerazione del tendine del medio gluteo. In questi casi è opportuno andare a ristabilire l’articolarità dell’anca, a rigenerare la fascia e a lavorare sul controllo motorio attraverso esercizi (rinforzare gli stabilizzatori della fascia lata, allungare eccentricamente la muscolatura accorciata iperattiva)
Infine, doveroso è parlare dell’articolazione sacro-iliaca e del cingolo pelvico che fanno parte del bacino.
L’efficienza della cintura pelvica (pelvic girdle) dipende dall’integrità funzionale delle sue tre articolazioni (le due sacroiliache ed il pube) e dalle influenze della colonna lombare e dell’anca.

Pelvic girdle pain (pgp) o dolore del cigolo pelvico

Il dolore del cingolo pelvico descrive il dolore nella regione dell’articolazione sacroiliaca (SIJ), che può anche includere dolore riferito nella regione dell’anca, dell’inguine, nella parte posteriore della coscia o, in alcuni casi, alla sinfisi pubica nella parte anteriore. Ricordiamo che le articolazioni del cingolo pelvico

  • assorbono forze provenienti da varie direzioni
  • assicurano mobilità e stabilità del tronco e del bacino
  • sono coinvolte nella deambulazione
  • completano il movimento lombo-sacrale e dell’anca
  • subiscono sollecitazioni di taglio

le cause principali del dolore al cingolo pelvico sono:

  1. metaboliche
  2. infettive
  3. degenerative
  4. strutturali
  5. infiammatorie
  6. traumatiche

alcuni fattori di rischio sono:

  • obesità
  • discrepanza nella lunghezza delle gambe
  • anomalie nell’andatura
  • tensione persistente o traumi di basso grado (ad es. jogging)
  • scoliosi
  • gravidanza
  • chirurgia spinale (fusione lombare)

Per cui quando parliamo di disfunzione del cingolo pelvico ci si riferisce all’incapacità di trasferire correttamente le forze tra gli arti inferiori e la colonna vertebrale all’interno del cingolo pelvico, tale da poter essere identificata come causa prevalente della sintomatologia. Comprende sia una disfunzione sacro-iliaca sia una disfunzione della sinfisi pubica (pubic related). Affidati sempre ad un fisioterapista esperto per eseguire una valutazione accurata del tuo cingolo pelvico.
Distinguiamo due condizioni principali:

  1. relativa alla gravidanza (pregnancy related)
    Il dolore pelvico nella donna in gravidanza ha un’eziologia ed una genesi multifattoriale tra cui ormonale, biomeccanica, stress legamentoso ed inadeguato controllo motorio. Inizia alla fine del primo trimestre e raggiunge il picco di intensità tra le settimane 24 e 36. In molti casi si risolve a 6 settimane/ 3 mesi post-partum. Si ha una prognosi peggiore solitamente se la paziente ha dolore a tutte e tre le articolazioni (due sacroiliache e sinfisi pubica).
  2. non relativa alla gravidanza (non pregnancy related)
    Il dolore pelvico non relativo alla gravidanza può essere invece di natura idiopatica, traumatica o reumatica. Normalmente la causa può essere un’instabilità, oppure una eccessiva rigidità con una conseguente insufficiente/eccessiva/asimmetrica trasmissione del carico. Un ruolo chiave in questa particolare regione, dal momento che collega gli arti inferiori al tronco, avrà la postura. Se il bacino rimane squilibrato questa potrebbe essere la causa di ricadute, per cui è importante eseguire un trattamento fisioterapico che prenda in considerazione più aspetti contemporaneamente. La stabilità sarà data sì dai legamenti (come il legamento lungo dorsale ed il legamento sacrotuberoso che si trovano nella zona posteriore), ma anche dal sistema di stabilizzazione esercitato dalle strutture mio-fasciali cioè dai nostri muscoli.

Il dolore lombopelvico può essere diagnosticato attraverso test di provocazione del dolore e test di palpazione sul legamento sacroiliaco lungo dorsale. Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata del cingolo pelvico ed un piano di trattamento personalizzato.

Come si può notare vi sono un sostanziale numero di patologie che possono coinvolgere questa regione, per cui è fondamentale rivolgersi a professionisti esperti. Noi fisioterapiste di BGM fisioterapia siamo altamente specializzate nei disordini muscolo-scheletriche ed in grado di comprendere la causa del dolore attraverso un’accurata anamnesi ed esame fisico, così facendo siamo in grado di indicare la giusta direzione verso una veloce guarigione basandoci sulle attuali e più recenti ricerche scientifiche.

Il nostro approccio, come sempre è quello di procedere per esclusione: per prima cosa è fondamentale andare ad escludere le bandiere rosse (red flags), ovvero tutte quelle situazioni non di nostra competenza come tumori, infezioni, fratture, problematiche sfera vascolare, sfera uro-genitale e sfera intestinale che necessitano di un approfondimento medico specialistico. In seguito andremo ad escludere problematiche che vengono da altri distretti, in particolare dal distretto lombare, per poi finalmente concentrarci sull’anca e sul cingolo pelvico.

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