Artrosi e Osteoporosi - Fisioterapista Firenze

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Artrosi e osteoporosi

I problemi, i disturbi e le patologie che possono colpire ossa, muscoli e articolazioni sono davvero numerosi. Dopo aver ottenuto una diagnosi, è abbastanza frequente che il paziente venga indirizzato verso un percorso di riabilitazione fisioterapica che, sulla base di esercizi e tecniche sia manuali che strumentali, può recuperare se non totalmente almeno parzialmente la funzionalità di determinate zone del corpo. Tra le condizioni che possono essere trattate anche con la fisioterapia rientrano l’artrosi e l’osteoporosi.

Cos’è l’artrosi?

L’artrosi consiste in una patologia causata dall’usura e dall’invecchiamento delle articolazioni, tanto da colpire prevalentemente quelle di anche, ginocchia, piedi, mani e colonna vertebrale, cioè quelle zone che sostengono maggiormente il carico del corpo.

L’artrosi è una patologia reumatica auto-immune che causa prima una degenerazione dei tessuti a livello molecolare e poi strutturale di tutte le strutture articolari, in seguito ad un basso stato infiammatorio persistente.

I primi sintomi dell’artrosi iniziano a comparire intorno ai 50 anni di età, soprattutto nelle donne in post-menopausa e nei pazienti che hanno svolto attività lavorative usuranti.

Quali sono le cause dell’artrosi?

Tra le cause dello stato infiammatorio conseguente alla reazione auto-immune possono esserci l’invecchiamento, un sistema immunitario geneticamente patologico, comorbidità di tipo metabolico ed un frequente ed intenso carico sulle articolazioni.
Si ritiene che a provocarla sia principalmente il deterioramento progressivo della cartilagine che riveste le ossa delle articolazioni, ma alcuni studi recenti hanno evidenziato che l’artrosi non riguardi solo la cartilagine, ma piuttosto che interessi l’intera articolazione (soprattutto l’osso subcondrale e la capsula articolare) e che la cartilagine sia solo il raggiungimento dell’apice poiché, frantumandosi, rende esposto l’osso sottostante.

A sua volta, la cartilagine danneggiata provoca l’infiammazione e il rimodellamento dell’osso che, per proteggersi, tende a ispessirsi e a formare escrescenze ossee quali noduli e osteofiti.

Esistono due tipologie di artrosi:

  • artrosi primaria, sulla quale influiscono i fattori genetici;
  • artrosi secondaria, la cui comparsa è favorita da traumi e da malattie infiammatorie articolari come l’artrite reumatoide.

Inoltre, esistono diversi e importanti fattori di rischio che concorrono all’insorgenza dell’artrosi:

  • familiarità;
  • età avanzata;
  • sindrome metabolica (obesità, ipertensione, iperglicemia, dislipidemia): l’avere almeno tre di queste condizioni porta ad un
  • aumento dello stato infiammatorio dell’organismo;
  • lesioni e fratture articolari;
  • alcune attività lavorative, che richiedono l’uso continuo di alcune articolazioni;
  • alcuni sport, che comportano l’usura precoce delle cartilagini di piedi e ginocchia, come il calcio;
  • malattie circolatorie, che causano sanguinamento e danni alle articolazioni, come l’emofilia;
  • alcune forme di artrite, come la gotta e l’artrite reumatoide.

I pazienti che si rivedono in una o più condizioni di quelle appena elencate dovrebbero monitorare la salute delle proprie articolazioni, magari sottoponendosi a controlli di routine per poter eventualmente intervenire per tempo.

Quali sono i sintomi dell’artrosi?

I sintomi dell’artrosi sono abbastanza evidenti e riconoscibili, cioè dolore, rigidità e limitazione nell’uso dell’articolazione. In particolare, il dolore è di tipo meccanico, quindi si intensifica durante un movimento o quando si carica del peso sull’articolazione, per poi alleviarsi quando si è a riposo; la rigidità, invece, è più evidente al mattino dopo il risveglio o dopo essere stati a riposo per lungo tempo; la limitazione del movimento, invece, è costante.

L’artrosi coinvolge più frequentemente mani, ginocchio ed anca. Inoltre, può coinvolgere la colonna vertebrale, soprattutto il distretto cervicale e la zona lombo-sacrale: nel primo caso il dolore si avverte sul collo, mentre nel secondo caso il dolore è quello tipico del mal di schiena e della lombosciatalgia.

Se l’artrosi interessa le mani, queste possono subire deformazioni delle articolazioni delle dita, chiamate “noduli di Heberden” (articolazioni distali) e “noduli di Bouchard” (articolazioni prossimali). In entrambi i casi il movimento è piuttosto limitato.

Come trattare l’artrosi con la fisioterapia

Bisogna partire da un presupposto: l’artrosi non ha una cura, tuttavia, nonostante non esistano trattamenti risolutivi, è possibile intervenire con trattamenti terapeutici di natura farmacologica, fisioterapica e chirurgica (se necessario) tutti volti ad alleviare il dolore.

I farmaci più indicati per l’artrosi sono indubbiamente gli analgesici e gli antinfiammatori, che possono essere assunti per via orale o intramuscolare, o applicati direttamente sulla cute. Nei casi più dolorosi si può ricorrere a infiltrazioni a base di acido ialuronico o cortisone.

In ogni caso, è sempre estremamente utile accompagnare la terapia farmacologica con la fisioterapia. La fisioterapia ha il compito di impedire che la patologia peggiori e di curarne i segni e i sintomi, recuperare le funzioni ove possibile:

  • tecarterapia, laserterapia ad alta potenza e ipertermia, tutte utili per alleviare il dolore grazie all’azione analgesica e miorilassante del calore;
  • massoterapia decontratturante, capace di ridurre la contrattura muscolare antalgica;
  • mobilizzazioni passive e pompage, entrambi indicati per migliorare la mobilità articolare;
  • rieducazione posturale o ginnastica posturale;
  • Esercizi di rinforzo muscolare;
  • Esercizio aerobico.

Per alcuni pazienti, poi, può essere benefica anche l’idrokinesiterapia che, sfruttando l’effetto antalgico dell’acqua calda e la riduzione dell’effetto-peso, aiuta il paziente ad attivare l’articolazione e a muoversi più liberamente e agilmente.

in casi di artrosi di grado avanzato o in seguito al fallimento del trattamento conservativo, il trattamento chirurgico indicato può essere quello della sostituzione articolare tramite protesi, in particolare per le articolazioni di ginocchio ed anca. Il trattamento fisioterapico dopo una protesi di anca o di ginocchio è fondamentale per il recupero e il ritorno ad una normale funzionalità. BGM Fisioterapia Firenze si occupa anche di recupero funzionale post-intervento di protesi di anca e di ginocchio.

La prima fase di riabilitazione prevede (1-2 settimane):

  • Mobilizzazione precoce
  • Controllo del dolore e del gonfiore
  • Prevenzione delle complicanze

La fase intermedia (3-6 settimane):

  • Incremento della mobilità
  • Rinforzo muscolare
  • Rispristino dell’equilibrio

La fase avanzata (6 settimane e oltre):

  • Ritorno alle attività quotidiane
  • Attività funzionali

Un buon programma di fisioterapia può migliorare significativamente i risultati post-operatori e la qualità della vita dopo una protesi di anca o di ginocchio.
Ogni paziente è unico, e il programma di riabilitazione deve essere adattato alle specifiche condizioni e progressi individuali. Noi, di BGM Fisioterapia Firenze, crediamo fortemente nella personalizzazione del programma di esercizi, contattaci per prima una valutazione.

Cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia cronica a carico dell’apparato scheletrico, di cui altera la struttura e la resistenza aumentando il rischio di fratture. Non a caso, infatti, il termine osteoporosi significa “osso poroso”, proprio perché indica la graduale riduzione della massa ossea e il suo progressivo deterioramento.

Si possono distinguere due forme principali di osteoporosi:

  • osteoporosi primaria, cioè la forma più comune che colpisce prevalentemente le persone anziane e le donne in post-menopausa;
  • osteoporosi secondaria, cioè la forma meno frequente che può colpire soggetti di qualunque età, quindi anche i bambini e i giovani adulti.

Senza farsi trarre in inganno, è importante sottolineare che l’osteoporosi primaria non è affatto un processo naturale correlato all’invecchiamento; piuttosto, si tratta di una condizione che si verifica quando la perdita di massa ossea diventa eccessiva e, quindi, patologica.

Quali sono le cause dell’osteoporosi?

Le cause dell’osteoporosi variano a seconda della tipologia: se si tratta di osteoporosi primaria, allora la causa principale è da ricondurre alla genetica e all’ereditarietà. La condizione si manifesta intorno ai 50-70 anni e la sua comparsa può essere influenzata da una riduzione fisiologica degli estrogeni, tanto che sono le donne a essere maggiormente coinvolte. Se, invece, si tratta di osteoporosi secondaria, le cause possono avere:

  • natura fisica, quindi il fatto di possedere una corporatura molto esile o essere in gravidanza;
  • natura patologica, cioè essere affetti da malattie genetiche o a carico dell’apparato endocrino (come ipertiroidismo, acromegalia, sindrome di Cushing o deficit dell’ormone della crescita), malattie infiammatorie croniche, malattie neuro-muscolari, malattie autoimmuni sistemiche e altre condizioni come le sindromi da malassorbimento e bronchiti croniche;
  • natura farmacologica, cioè quando si è sottoposti a terapie di deprivazione estrogenica e androgenica, terapie immunosoppressive o trattamenti glucocorticoidi.

Nel caso di osteoporosi secondaria si ha a che fare con una patologia non degenerativa, il che significa che è possibile individuare la causa scatenante e trattarla in modo specifico, andando così a prevenire ulteriori perdite di densità ossea.

Detto questo, è possibile rilevare ulteriori fattori di rischio dell’osteoporosi:

  • sesso femminile
  • nessuna gravidanza
  • menopausa precoce
  • magrezza
  • razza bianca o orientale
  • sedentarietà
  • fumo
  • uso di alcolici
  • precedenti familiari

Le fratture vertebrali non traumatiche sono la patologia più seria e comune della colonna. Tra questa la maggior parte sono a genesi osteoporotica. (12% donne tra i 50 e i 70 anni, fino al 20% donna sopra i 70 anni). La maggior parte di queste fratture (circa il 70%) non vengono diagnosticate e sappiamo che il 20% delle donne che ha subito una frattura, in assenza di terapia, va incontro ad un altro cedimento entro un anno. Infatti è importante sapere che il trattamento farmacologico dell’osteoporosi può ridurre il rischio di frattura nell’anno successivo dal 50% all’80%.

Per quanto riguarda i fattori di rischio per fratture vertebrali nei soggetti giovani, esse sono dovute a stress normali su ossa indebolite:

  • carenza di vitamina D
  • assunzione corticosteroidi per lungo tempo;
  • abuso di alcool;
  • fumo di sigaretta;
  • artrite reumatoide
  • diabete
  • restrizione dietetica
  • disordini alimentari
  • problemi di assorbimento (per esempio morbo di Crohn)

Per questo, i medici raccomandano di seguire una dieta tanto variegata quanto bilanciata e di prestare molta attenzione ai cibi ad alto contenuto di vitamina D, indispensabile per la salute delle ossa.

Quali sono i sintomi dell’osteoporosi?

Quando insorge, l’osteoporosi comporta una serie di sintomi, a prescindere che si tratti di forma primaria o secondaria:

  • fragilità dello scheletro;
  • dolori a ossa, articolazioni e muscoli, in particolare il maggior numero delle forze spinali atraumatiche avviene a livello toracico (70%) per cui si manifesta con dolore toracico;
  • fratture improvvise, soprattutto a polso, anca, femore e vertebre della schiena.

Nella maggior parte dei casi, però, l’osteoporosi è una patologia silenziosa; gran parte dei pazienti, infatti, si rende conto di esserne affetta solo dopo una frattura spontanea, non causata da traumi, indice di uno stadio già avanzato della malattia.

Riconoscere e diagnosticare preventivamente l’osteoporosi è estremamente difficile; tuttavia, in una fase iniziale, possono manifestarsi alcuni sintomi tipici che possono rivelarsi veri e propri campanelli di allarme, come:

  • ritiro delle gengive, che indica una progressiva perdita dell’osso mascellare;
  • riduzione della forza di presa, cioè una forza minore nella presa delle mani;
  • unghie fragili e soggette alla rottura;
  • dolore persistente alla schiena.

Inoltre, è possibile compiere preventivamente alcuni esami diagnostici in casi ben specifici, cioè:

  • se ci sono familiari che soffrono di osteoporosi;
  • se dopo i 40 anni si sono verificate fratture da fragilità;
  • se si è entrati in menopausa prima del previsto;
  • se il ciclo mestruale si è interrotto in modo prolungato prima dei 50 anni;
  • se il desiderio sessuale è notevolmente ridotto o se si soffre di disfunzione erettile, nel caso degli uomini;
  • se si utilizzano farmaci come cortisone, aromatasi e inibitori della pompa protonica per più di 6 mesi.

In tutti questi casi appena elencati è caldamente consigliato sottoporsi a controlli preventivi.

Come trattare l’osteoporosi con la fisioterapia?

L’osteoporosi così come le fratture vertebrali può e deve essere trattata con terapie farmacologiche ma queste, da sole, non bastano: il supporto della fisioterapia è estremamente utile perché aiuta a rafforzare muscolo e ossa, a prevenire il diradamento osseo, a ridurre le cadute e gestire qualsiasi tipo di dolore.

In particolare, l’osso è praticamente un tessuto vivente che può beneficiare di alcuni esercizi fisioterapici, mentre il dolore provocato dal collasso della colonna vertebrale può essere gestito più facilmente. Per quanto riguarda le persone anziane, poi, il rischio di caduta è altissimo e la fisioterapia può sicuramente migliorare l’equilibrio.

Qualsiasi riabilitazione fisioterapica destinata all’osteoporosi prevede, infatti, esercizi mirati al miglioramento di postura, equilibrio, andatura, coordinazione e stabilizzazione dell’anca e del tronco insieme all’esercizio aerobico in generale. Ecco perché una tipica seduta per alleviare i dolori da osteoporosi è in genere strutturata come segue:

  • riscaldamento: dura circa 10-15 minuti, può essere eseguito con o senza musica e prevede una serie di esercizi di movimento per le articolazioni principali, da fare seduti o in piedi. Il riscaldamento può concludersi con una camminata o con qualche passo di danza fino a raggiungere una frequenza cardiaca compresa tra 110 e 125 battiti al minuto;
  • allenamento: consiste in una serie di esercizi di allungamento e di riscaldamento volti al miglioramento della postura, dell’equilibrio e del coordinamento;
  • rilassamento: dura circa 5-10 minuti e prevede l’esecuzione di tecniche di rilassamento come la respirazione profonda e l’alternanza di tensione/rilassamento dei muscoli con sottofondo solitamente musicale.

Nel nostro studio fisioterapico a Firenze, BGM Fisioterapia, organizziamo dei piccoli corsi di gruppo per pazienti con osteoporosi, che mirano a rinforzare i muscoli estensori della colonna e a diminuire il rischio fratture. È importante affidarsi a dei professionisti della salute, in quanto sappiamo che pazienti in età post-menopausale con osteoporosi, i quali seguono un programma di esercizi in flessione o alcune pratiche come lo yoga, avviene un numero significativamente più alto di fratture vertebrali da compressione in confronto a pazienti che eseguono esercizi in estensione. Questo perché in flessione si carica l’emisoma anteriore della vertebra ovvero quella zona dove c’è meno densità ossea.
Inoltre, è fondamentale eseguire esercizi sotto la gravità, per cui nelle donne con osteoporosi non è da consigliare la ginnastica dolce in acqua.

Il fisioterapista, inoltre, per amplificare i benefici ottenuti dal movimento, può avvalersi anche di efficaci terapie strumentali, quali la magnetoterapia, la tecarterapia e le onde d’urto.

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