Diastasi addominale - Fisioterapista Firenze

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Diastasi addominale

La diastasi addominale è una patologia?

La diastasi addominale non rappresenta una patologia, essa è una disfunzione muscoloscheletrica della parete addominale. Ad oggi è una problematica sicuramente sopravvalutata come sintomi, aspettativa sociale e chirurgica. Dalla ricerca scientifica, infatti, sappiamo che il primo indirizzo terapeutico non è la chirurgia, bensì un trattamento fisioterapico di tipo conservativo.

Che cos’è la diastasi addominale?

La diastasi dei retti addominali è una disfunzione della parete addominale che colpisce sia il sesso femminile sia quello maschile, nella quale si riscontra un deterioramento qualitativo tissutale della linea alba e un aumento della distanza tra i due muscoli retti dell’addome (denominato IRD). La conseguenza più frequente è la perdita di funzione di stabilizzazione della muscolatura addominale sia a livello posturale che di contenimento degli organi pelvici, oltre che una problematica di tipo estetico.

Eziologia

La diastasi dei retti addominali consiste nella separazione eccessiva della parte destra dalla parte sinistra del muscolo retto addominale, le quali si allargano, allontanandosi della linea mediana o linea alba. Quest’ultima è formata da tessuto collagene poco elastico, fibroso, ma molto resistente che, se da una parte rende molto difficile la sua rottura, dall’altra, quando questa avviene, non permette di tornare facilmente alle condizioni iniziali. La causa principale è sicuramente lo stato di gravidanza, ma anche le fluttuazioni di peso, l’obesità, attività ad alto impatto o attività sedentaria con debolezza dei muscoli addominali.

Che cos’è la linea alba?

Abbiamo detto che uno dei parametri da valutare in una diastasi addominale è sicuramente la qualità della linea alba. La linea alba è una linea verticale di tessuto connettivo che si estende verticalmente lungo la parete anteriore del torace e si forma dalla fusione dei muscoli retti addominali durante lo sviluppo fetale.

Se c’è la diastasi c’è anche un’ernia addominale?

Un’ernia addominale si verifica quando un organo o il tessuto adiposo sporge attraverso un punto debole o una rottura nella parete muscolare dell’addome. Le ernie addominali possono essere congenite o svilupparsi a seguito di sforzi eccessivi, obesità, o dopo interventi chirurgici precedenti. Nella diastasi addominale non per forza è presente anche un’ernia. È presumibile che se c’è un’ernia però, ci sia anche la diastasi. In presenza di un’ernia addominale o inguinale è sempre importante la valutazione da parte di personale medico, una strozzatura della stessa, in particolare, rappresenta una bandiera rossa a qualsiasi trattamento di tipo fisioterapico.

Fattori di rischio della diastasi addominale

Fattore di rischio principale per la diastasi nella donna è in primo luogo la gravidanza. In gravidanza ruolo fondamentale gioca la qualità collagenica congenita, che incide in maniera importante sulla resistenza viscoelastica alla trazione della linea alba durante la crescita volumetrica del feto e l’aumento della pressione intraddominale. Il secondo fattore di rischio è il sovrastiramento della muscolatura addominale, stimata alla 38esima settimana di gestazione al 115%. Il peso del feto e il numero di gravidanze incidono in modo proporzionale sulla presenza di DRA. Una gravidanza gemellare, l’età della donna in gravidanza, l’aumento del volume dell’addome, la quantità di liquido amniotico sono altri fattori che incidono.

Il risultato è quindi quello della presentazione clinica, non necessariamente sintomatica, della diastasi nel post parto soprattutto nella regione sopraombelicale e periombelicale. Si ipotizza che l’area addominale sottombelicale sia più protetta per la maggior presenza di fibre di trasverso addominale. È importante ricordare che si parla di diastasi fisiologica superato il 5/6 mese di gravidanza.

Per quanto riguardo gli uomini, invece, il rischio di diastasi cresce con l’aumentare dell’età, con le fluttuazioni del peso corporeo, del sovrappeso, con attività sedentarie che richiedono di passare molto tempo in posizione seduta e con la debolezza dei muscoli addominali.

All’opposto, la diastasi può interessare anche chi fa lavori fisici pesanti e svolge attività fisica troppo intensa: spesso è dovuta ad errori in un’attività fisica ad alto impatto (crossfit, body builder), dove spesso si sollevano pesi in apnea. In questi casi si può ritrovare una distanza di parete (IRD) normale ma uno strappo di parete. Ricordiamo, inoltre, che gli uomini tendono ad accumulare adipe nell’addome, l’adipe aumenta la pressione in parete addominale creando una diastasi.

Disturbi correlati sono mal di schiena, ernia addominale e disturbi colon proctologici. Altri fattori di rischio per diastasi addominale sono obesità, tabagismo, utilizzo esagerato di alcolici, diabete.

Questa condizione si riscontra maggiormente verso la quinta decade di vita, nella regione periombelicale.

Prevalenza

La prevalenza di tale disfunzione risulta essere del 33-74% nel post parto. Si stima che a 6 mesi post parto ci sia una DRA nel 39% dei casi. A 12 mesi dal parto, il 33% delle donne sperimenta ancora la DRA. La DRA è stata riscontrata nel 39% delle donne anziane, paritarie sottoposte a isterectomia addominale e nel 52% delle pazienti in menopausa uroginecologica, suggerendo che la DRA può persistere anche dopo l’età fertile. La DRA ha una prevalenza 1.9 volte maggiore nel sesso femminile rispetto al sesso maschile.
Tutto questo ci porta a pensare che il recupero non è fisiologico. 1 donna su 3 non recupera da sola, per cui è fondamentale il trattamento di questa problematica.

Classificazione

Vi sono diverse classificazioni per valutare la diastasi.
Clinicamente, la larghezza della linea alba ritenuta fisiologica corrispondente alla classificazione di Beer:

  • 15 mm a livello del processo xifoideo;
  • 22 mm nella regione sovraombelicale a 3 cm dall’ombelico;
  • 16 mm nella regione sottombelicale di 2 cm.

Secondo la classificazione di Beer oltre questi dati siamo in presenza di diastasi addominale.
Un’ulteriore classificazione può essere fatta a seconda della zona in cui la diastasi si presenta:

  • PERIOMBELICALE: è la condizione più frequente. La diastasi si presenta in zona centrale intorno all’ombelico, mentre alle estremità (processo xifoideo dello sterno e pube) non vi è nessuna distanza.
  • APERTA: La diastasi è completa, da sterno a pube, con diversi gradi di gravità;
  • SOTTOMBELICALE è presente solamente nella zona sottombelicale;
  • SOVRAOMBELICALE diastasi solamente sovraombelicale.

Diagnosi

Solitamente i medici diagnosticano una diastasi addominale quando la distanza tra il muscolo retto addominale destro e quello sinistro è maggiore di 2,5 centimetri. La classificazione universalmente riconosciuta è quella di Ranney che valuta in cm la larghezza del difetto.

  • Una separazione osservata di < 3 cm tra i muscoli retti è stata etichettata come diastasi lieve;
  • 3-5 cm di diastasi moderata;
  • più di 5 cm di diastasi grave;

Gli esami diagnostici utilizzati per la diagnosi strumentale sono

  • ecografia muscolotendinea dell’addome
  • risonanza magnetica
  • TAC per i muscoli della parete addominale.

L’utilizzo di tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica vengono svolti in previsione di un intervento chirurgico per valutare la presenza di ernie addominali o epigastriche oppure per valutare concomitanti patologie.
La ecografia muscolotendinea della parete addominale è l’esame primario per la valutazione della IRD: tale misurazione può essere fatta tramite il posizionamento di più dita tra i retti addominali, tramite calibro e tramite ultrasuoni, con il paziente in posizione supina. Tra queste tre modalità nessuna si è distinta come gold standard, e possono essere utilizzate a seconda della scelta dell’operatore che le effettua. Conoscere il modo in cui si misura l’IRD è estremamente importante perché il modo in cui viene misurata può dare risultati diversi.
Fondamentale conoscere la scarsa ripetibilità interoperatore per valutazione e rivalutazione.
L’ecografia, infatti, presenta dei limiti: è un esame strettamente operatore dipendente e a volte non ci dice dov’è la diastasi. Inoltre valuta la distanza dei retti addominali a riposo, mentre per avere una valutazione anche più funzionale sarebbe importante anche una valutazione sotto sforzo in cui vi è un aumento di pressione intraddominale (curl up). Presso il nostro studio BGM Fisioterapia è disponibile un servizio specifico riguardo alla valutazione della diastasi con possibilità di valutare funzionalmente la diastasi tramite ecografia da una fisioterapista specializzata sulla riabilitazione del pavimento pelvico.

Trattamento

Per quanto riguarda la riabilitazione è importante sapere che la funzione della parete addominale risente di due strutture:

  • Diaframma
  • Pavimento pelvico

Per questo è importante integrare all’interno della riabilitazione entrambe queste strutture, valutando la sinergia addomino-diaframmatica e la sinergia diaframmatico-perineale. Esse sono delle sinergie fisiologiche che possono venire alterate in caso di gravidanza e obesità. In gravidanza infatti i meccanismi di protezione della parete addominale vengono meno.
In italia questa problematica trova riscontro soprattutto da un punto di vista estetico. È importante affiancare però al recupero estetico anche un recupero funzionale della parete addominale per ottenere la guarigione. Nel nostro paese, in particolare viene trattata come una patologia invalidante e trattata molto spesso per via chirurgica, ma sappiamo che in realtà non è classificata come una patologia e nel resto del mondo la diastasi viene affrontata soprattutto da un punto di vista riabilitativo.

Riabilitazione

Esercizio terapeutico

La diastasi, ovvero l’allontanamento dei retti addominali, può portare con sé una serie di disabilità motorie, tra cui:

  • Deficit di stabilizzazione del bacino
  • Deficit della funzionalità della muscolatura addominale
  • Deficit di gestione addominale all’aumento della pressione intraddominale
  • Deficit di stabilizzazione posturale durante attività della vita quotidiana e sport
  • Deficit di funzionalità contenitiva degli organi addominali
  • Scorretta peristalsi intestinale e rallentamento delle funzioni digestive

Il trattamento migliore è, ad oggi, un trattamento di tipo multimodale che comprenda:

Prima fase

Esercizi per rinforzare i muscoli stabilizzatori profondi (deep core)

Seconda fase

Esercizi per gli addominali superficiali per diminuire la distanza tra i retti

Il fisioterapista si può avvalere inoltre di:

  • Esercizi in espirazione
  • Esercizi in coattivazione del pavimento pelvico

È importante valutare una serie di altri aspetti come se sono presenti sinergie disfunzionali e la qualità della linea alba e la qualità dei muscoli addominali, oltre alla diastasi vera e propria. Per questo è importante affidarsi sempre ad un fisioterapista professionista del settore.

 

Terapia fisica  / Terapia comportamentale

altri strumenti utili:

  • Rusi: ecografia in riabilitazione, utilizzato come biofeedback
  • Nmes: elettrostimolazione
  • Taping
  • Corsetti

Nel nostro studio BGM Fisioterapia a Firenze dopo un’attenta valutazione iniziale e alcune sedute individuali, secondo necessità, organizziamo piccoli corsi di gruppo per la riabilitazione della diastasi addominale. Nello stesso contesto viene effettuata una visita valutativa sulla funzionalità del pavimento pelvico, che abbiamo detto essere in stretta correlazione, da una fisioterapista specializzata nel settore. Contattaci!

Quando è consigliato sottoporsi ad un intervento chirurgico?

L’intervento chirurgico è consigliato nei seguenti casi:

  1. Diastasi maggiore di 5 cm (diastasi grave)
  2. Ernia ventrale sintomatica (a rischio strozzamento), indipendentemente dalla larghezza della diastasi
  3. In presenza di un pronunciato rigonfiamento addominale e presenza di ernia epigastrica e/o ombelicale in pazienti con diastasi superiori a 3 cm.
  4. Almeno 2 anni dovrebbero essere trascorsi dall’ultimo parto prima di considerare la chirurgia e su donne che non prevedono più gravidanze future

Dobbiamo tenere in considerazione che la correzione chirurgica è in gran parte estetica, vi sono comunque delle complicazioni comuni e che una donna su due ha una recidiva post-chirurgia.

La fisioterapia dovrebbe essere un utile aggiunta all’intervento chirurgico per il DRA per ottenere un risultato funzionale soddisfacente.
Da subito si può iniziare con degli esercizi di respirazione e con la contrazione del pavimento pelvico e linfodrenaggio, in una seconda fase si inizia con la riabilitazione funzionale. Il trattamento della cicatrice potrà iniziare solo dopo 90 giorni.

Che cos’è la ginnastica ipopressiva?

La ginnastica ipopressiva consiste in una serie di esercizi fisici mirati a rafforzare i muscoli del pavimento pelvico, dell’addome e della schiena. Questa tecnica si concentra sulla respirazione e sulla contrazione muscolare per migliorare la postura, ridurre il dolore lombare ed aiutare nella riabilitazione post-parto. In letteratura, tuttavia, ad oggi non vi sono evidenze scientifiche che la ginnastica ipopressiva possa essere un trattamento di prima scelta nella riabilitazione della diastasi addominale. Essa però può rappresentare un tassello importante della riabilitazione dell’addome, all’interno di un intervento più globale, non può essere quindi l’unico trattamento!

Prevenzione

È importante affrontare il periodo della gravidanza con un’ottimo BMI e un’ottima struttura fisica, per prevenire anche delle problematiche di diastasi addominale e di disfunzione del pavimento pelvico. Nel nostro studio BGM Fisioterapia organizziamo dei corsi pre-parto e post-parto per poter permettere alle donne che lo desiderano di mantenersi in forma e di attraversare questa fase nel migliore dei modi con delle professioniste del settore al loro fianco.
Durante questo periodo particolare infatti, è consigliata un’attività moderata a basso carico. È bene non aumentare troppo la pressione intra-addominale in gravidanza in quanto la muscolatura arriva ad essere stirata fino al 150%, il pavimento pelvico non tiene ed anche la qualità dei tessuti stessi cambia. Attenzione a non utilizzare pesi troppo pesanti. Affidati sempre ad un fisioterapista esperto del settore!

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