Dolore Cronico

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Dolore Cronico

Perché è importante comprendere il Dolore?

Una persona su 4 ha esperienza di dolore cronico, meglio definito persistente, con durata superiore ai 3 mesi ed influenze negative sulla qualità di vita, limitazione delle attività quotidiane e sportive e costi elevati in termini di trattamenti e cure che, nella maggior parte dei casi, si rivelano inefficaci.

Come Fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze abbiamo a che fare ogni giorno con il dolore delle persone.
Capirne le cause e comprendere quali possano essere le possibili soluzioni, ci aiuta a svolgere al meglio il nostro lavoro.

Le vecchie teorie sul dolore cronico non riescono a spiegarne la complessità e tutte le variabili che entrano in gioco, i pazienti spesso si sentono non capiti o cercano a tutti i costi un danno fisico grave come causa del loro forte dolore.
Il dolore è davvero personale e non esiste una strategia di cura uguale per tutti.
Dobbiamo quindi modificare l’approccio alla comprensione del dolore ed al suo trattamento.

Comprendere il dolore, con tutti gli aspetti che entrano in gioco, ci aiuta a cambiare il modo di affrontare il problema e ci permette di trovare, insieme al paziente, le strategie di recupero personalizzate e specifiche per lui.

Che cos’è il dolore?

Il dolore è “un’ esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale o descritta in termini in danno”
(IASP – International Association for the Study of Pain, 1994).

Una nuova definizione del 2019:

Esperienza sensoriale emotiva spiacevole associata ad un danno tissutale attuale o potenziale o che assomiglia a tale danno

Il dolore quindi:

  • é soggettivo, personale e legato all’esperienza
  • dipende da tanti fattori: il dolore è sempre un’esperienza personale influenzata a vari livelli da fattori biologici, genetici, psicologici, sociali e contestuali/ambientali.
  • in quanto personale, è sempre reale per la persona che ne soffre
  • non è indicativo di danno: il danno tissutale infatti, può essere presente ma può anche essere potenziale, potrebbe avvenire, o non esserci affatto
  • non è una misura accurata dello stato di salute dei tessuti.
    Questa definizione già può farci capire come il dolore non sia in realtà così correlato alla presenza di un danno biologico, tissutale. Il dolore per questo è sicuramente difficile da comprendere: non è mai semplicemente misura di quanto il nostro corpo è danneggiato ma è influenzato da molteplici aspetti. Piccole lesioni possono fare molto male e grandi lesioni possono non farlo
  • ha un comportamento non lineare. Il dolore infatti, come detto, non è proporzionale alla gravità della lesione ed inoltre non scompare sempre al guarire della lesione

Questa discordanza tra il danno biologico ed il dolore, l’importanza scientifica ad aspetti multifattoriali (come l’effetto placebo per esempio, aspetti genetici, psicologici e contestuali) ci porta sempre più lontani da un modello biomedico di riferimento (dove i sintomi sono sempre correlati ad un problema biologico) e ci avvicina ad un modello biopsicosociale, con un approccio che guarda allo stato di salute come un’interazione complessa di tanti fattori sia biologici che psicosociali che si influenzano a vicenda.

Come nasce il dolore? “Fisiologia del dolore”

Il sistema dolore: la scienza ha dimostrato che il dolore coinvolge due componenti: i segnali trasportati dal sistema nervoso e l’analisi complessa e l’interpretazione del cervello su questi segnali.

  • Specifici neuroni, attraverso recettori periferici sensoriali chiamati nocicettori che si ritrovano soprattutto a livello cutaneo, ma anche articolare, muscolare e viscerale, se attivati, inviano segnali al sistema nervoso centrale, prima al midollo spinale e poi al cervello, attraverso un processo sensoriale chiamato Nocicezione.
    Questi recettori sono quindi sensori per informazioni periferiche e si occupano di trasmettere segnali che possono essere potenzialmente dolorosi.
  • A livello del Sistema Nervoso Centrale ci sono tante zone diverse che, collegate, si passano tra loro queste informazioni dalla periferia e le integrano in relazione a diverse caratteristiche creando poi l’output, ossia la risposta dolore, solo se il cervello lo ritiene necessario.
    È il Sistema Nervoso Centrale che decide, che comanda.
    In relazione a molti fattori il cervello può influenzare la produzione di dolore.
  • Il segnale che arriva dai nocicettori, infatti, può essere modulato, amplificato o inibito, sia a livello del midollo spinale che a livello cerebrale, per decidere o meno la risposta dolorosa o la sua intensità.
    Il cervello può rilasciare sostanze chimiche per diminuire il dolore attivando un sistema interno di riduzione del dolore chiamato inibizione discendente.
    Allo stesso tempo può rilasciare sostanze che amplificano il dolore.
    Quando questo processo è attivato troppo spesso i nervi del corpo cambiano diventano più sensibili, attraverso un sistema che si chiama facilitazione discendente.
    Tra i fattori che contribuiscono ad aumentare o diminuire la percezione del nostro dolore:

    • l’aspettativa
    • il contesto
    • la valenza che diamo ad un determinato stimolo in un determinato momento
    • esperienze pregresse
    • fattori psicologici (ansia, depressione, paura del movimento)
    • catastrofizzazione
    • percezione negativa o positiva
    • disinformazione
    • mancanza di sonno
    • alimentazione sregolata, fumo, sedentarietà

La sensibilizzazione “Sensibilizzazione periferica e centrale”

In caso di danno o lesione ad un tessuto, ci sarà un’ infiammazione e tanti segnali che arrivano al sistema nervoso per informarlo della presenza di un processo infiammatorio; in questo caso il dolore sarà una risposta a questi segnali, sarà funzionale per far sì che l’individuo metta in atto comportamenti di protezione per la zona lesa.
È il modo per difendere quella zona.

Questa sensibilizzazione periferica è un fenomeno transitorio legato al danno biologico del tessuto ed all’attivazione dei nocicettori.
Gli stessi processi di iperresponsività si ritroveranno anche a livello del sistema nervoso centrale.

La sensibilizzazione centrale è presente sin da subito dopo la lesione, come sistema di allarme.
Questi meccanismi di sensibilizzazione, ipersensibilità, sono inizialmente adattativi cioè funzionali alla guarigione della lesione e potenzialmente reversibili una volta che il danno ed il processo infiammatorio guariranno.

Il dolore può persistere anche dopo la guarigione?

Purtroppo però può succedere che nonostante la guarigione, il sistema rimanga iper-responsivo, ipersensibile, senza che esista un danno periferico.
Il dolore può così persistere anche dopo la guarigione, oltre i tempi fisiologici.

Cosa succede se il dolore persiste?

Come un allarme antincendio ipersensibile, i neuroni ed i nervi si attivano troppo spesso; il sistema nervoso diventa iperattivo e risponde amplificando o distorcendo ogni stimolo, anche quelli solitamente innocui che possono così generare dolore:

  • luci (fotofobia)
  • suoni (fonofobia)
  • odori (osmofobia)
  • stimoli fisici (iperalgesia, allodinia)
  • alimenti (nausea)

È possibile inoltre avere dolore in assenza completa di uno stimolo esterno; per esempio anche pensieri e luoghi possono attivare segnali di pericolo che arrivano al cervello che produce segnali di allarme in realtà non necessari.
Abbiamo così fenomeni di sensibilizzazione patologica, maladattativa, del sistema che è iperprotettivo.

Il sistema di allarme non è più funzionale, scatta ancor prima del danno o anche in assenza di danno.

Questo significa che il nostro sistema nervoso sta imparando dolore.
Il dolore è diventato esso stesso il problema.

Punti chiave per il paziente

  • Possiamo definire il dolore come una risposta funzionale, un’azione di protezione, da un pericolo o dal rischio di un pericolo.
    Il dolore è un sistema di allarme, una risposta protettiva: è un segnale di pericolo che proviene dal cervello per avvisare il corpo che ha bisogno di protezione in seguito ad un’esperienza spiacevole; il dolore ci serve per modificare il nostro comportamento.
  • Il dolore è creato dall’integrazione dei segnali che arrivano dai nocicettori con molti altri fattori ed informazioni.
  • Da questa integrazione il cervello decide se produrre o meno dolore e la sua intensità.
  • Il dolore e la sua intensità, quindi, non sono legati necessariamente alla quantità del danno ma anche alla sensibilizzazione del sistema, soprattutto in caso di dolore persistente che può continuare anche in caso di guarigione.
    Questo perché c’è un malfunzionamento del sistema e si rompe la correlazione tra dolore e danno tissutale.
  • Il sistema di allarme, quindi, non è più protettivo e funzionale, scatta ancor prima del danno o anche in assenza di danno.

Classificazione del Dolore

Come classificare il dolore?

Volendo seguire le più recenti evidenze in letteratura scientifica, è corretto distinguere il dolore in:

  • Dolore Nocicettivo
  • Dolore Neuropatico
  • Dolore Nociplastico

Possiamo classificare, inoltre, il dolore su una base temporale, suddividendolo in

  • Acuto (o recente)
  • Ricorrente
  • Cronico (o persistente)

Chiaramente non è sufficiente una classificazione per la comprensione ottimale e multidimensionale del problema dolore.
Ma capire i meccanismi neurofisiologici preponderanti alla base del dolore del nostro paziente, ci permette, come Fisioterapiste di Bgm Fisioterapia Firenze, una presa in carico ottimale della persona.

Dolore Nocicettivo

Il “Dolore che deriva dall’attivazione dei nocicettori” può essere definito come un dolore che deriva da un danno reale ed attendibile ad un tessuto non nervoso e che è dovuto all’attivazione dei recettori nocicettori, in seguito a stimoli termici, meccanici o chimici elevati, eccessivi.
Ad es. in caso di un’infiammazione in seguito ad una lesione di un tessuto.

Caratteristiche:

  • Esordio recente (ultime 6/8 settimane)
  • Dolore localizzato in aree anatomiche precise
  • Coerente con il tipo e la gravità del danno o del sovraccarico
  • Risposta a farmaci antidolorifici ed antinfiammatori
  • Dolore notturno in caso di infiammazione
  • Possibili segni infiammatori (edema, calore, rossore etc)
  • Intensità elevata
  • Diminuisce alla guarigione del tessuto e segue le fasi della guarigione
  • Non sono presenti sintomi associati: fatica generale, disturbi del sonno etc.

Dolore Neuropatico

Dolore causato da una lesione o malattia a carico del tessuto nervoso stesso:

  • lesioni nervose dirette o indirette
  • irritazione meccanica o chimica del nervo periferico
  • compressione del nervo
  • ripetute forze compressive, in trazione, di attrito e/o vibratorie su tessuti anatomicamente vicini alle strutture neurali possono causarne irritazione meccanica o chimica date le sostanze infiammatorie rilasciate dai tessuti lesionati
  • carenza di vitamine
  • disturbi neurologici

Ad esempio: neuropatia diabetica, neuropatia da intrappolamento (es. Tunnel Carpale), radicolopatia cervicale o lombare.

Caratteristiche del dolore neuropatico

  • Dolore urente, a fitte, tagliente (talvolta paragonabile a scosse elettriche o aghi)
  • Anatomicamente coerente con il territorio di riferimento della struttura nervosa coinvolta
  • Costante
  • Intensità elevata (maggiore per esempio in caso di radicolopatia)

Che sintomi porta?

In caso di problematica, lesione o malattia al tessuto nervoso oltre al dolore, o anche in assenza di dolore, possono verificarsi:

  • ipo/anestesia: riduzione o mancanza di sensibilità (deficit di conduzione per esempio in caso di radicolopatia)
  • iperestesie, con un aumento anormale della sensibilità; percezione più intensa degli stimoli sensoriali
  • parestesie o disestesie (sensibilità anormale o fastidiosa, es. formicolio, intorpidimento)
  • iperalgesia, aumento anormale della sensibilità al dolore
  • allodinia, il dolore è causato da uno stimolo che normalmente non è doloroso
  • ipo/astenia: deficit o assenza di forza
  • ipo/areflessia: riduzione o mancanza dei riflessi

In caso di dolore neuropatico possono essere adeguati approfondimenti con indagini diagnostiche (Tac, Risonanza Magnetica, Elettromiografia etc)

Dolore Nociplastico

Dolore né nocicettivo né neuropatico, deriva infatti da un’attività alterata dei nocicettori periferici e dei centri più alti in assenza quindi sia di un danno tissutale, che causi l’attivazione dei nocicettori, sia di lesione o malattia del sistema nervoso periferico.
Si sviluppa spesso in pazienti che soffrivano inizialmente di dolore nocicettivo.
Una delle caratteristiche principali del dolore nociplastico è la sua persistenza nel tempo, la sua cronicità.

Che differenza c’è tra dolore acuto e dolore cronico?

Il dolore acuto è legato alla presenza di un danno, una lesione, un processo infiammatorio.
Ha un ruolo protettivo, ci informa della presenza di un problema con lo scopo di attuare strategie adeguate fino alla guarigione del danno.
Come un allarme interno che ci avverte di un pericolo, è positivo e ci permette di affrontare i problemi del corpo

Il Dolore cronico invece persiste, perdendo quindi quella funzione giustamente protettiva e diventando esso stesso la patologia

Dolore Cronico

Che cos’è il dolore cronico?

Il dolore cronico, è un dolore che persiste per un periodo di tempo prolungato.
Viene considerato come una vera e propria patologia.

Il dolore cronico ha caratteristiche specifiche:

  • Dolore persistente (superiore ai 3 mesi)
  • Intensità elevata, dolore sproporzionato rispetto alla natura ed all’ entità del danno o patologia.
  • Dolore diffuso, regionale e non locale; non coerente anatomicamente
  • Il dolore compare senza motivo (imprevedibile, discontinuo) e può esserci infatti un peggioramento spontaneo; aumenta con movimenti aspecifici
  • Allodinia: il dolore è causato da uno stimolo che normalmente non è doloroso
  • La persona è più sensibile agli stimoli e più il dolore persiste più queste sensazioni aumentano: Iperalgesia Secondaria. È una risposta del sistema nervoso centrale che percepisce il dolore amplificato o prolungato: movimenti, stimoli, tocchi leggeri possono scatenare dolore.
  • Aumentata sensibilità a luci, suoni ed odori, temperatura; ipersensibilità.
  • Disestesie varie associate
  • Limita i movimenti generali
  • Non risponde ai farmaci antinfiammatori

Il dolore cronico è frequentemente associato a:

  • Fattori psicosociali (es. catastrofizzazione, paura del movimento)
    Catastrofizzazione: È stato dimostrato come la “Pain Catastrophizing” sia uno dei fattori maggiormente associati al dolore; avere alti punteggi al questionario sulla catastrofizzazione “FAB Fear Avoidance Belief Questionnaire” aumenta il rischio di uno scarso recupero, di ridotta forza e movimento di quasi 6 volte
  • False credenze, convinzioni errate sul dolore che aumentano il rischio di
    sviluppare o perpetuare un sintomo nel tempo
  • Disturbi del sonno, alterazioni del ritmo sonno-veglia
  • Modifiche dell’umore
  • Affaticabilità generale
  • Comorbidità.

Esempi di dolore cronico

  • Fibromialgia
  • Artrite Reumatoide
  • Osteoartrosi
  • Chronic Low Back Pain CLBP – Mal di schiena lombare cronico
  • Colpo di frusta al collo di origine traumatica
  • Emicrania
  • Cefalea Tensiva
  • Disordini Temporo-Mandibolari
  • Dolore Pelvico Cronico (vulvodinia, endometriosi)
  • Sindrome delle gambe senza riposo
  • Dolore cronico post chirurgico

Come si cura il dolore cronico?

Le strategie per curare e trattare il dolore cronico sono molteplici e spesso il miglior piano di trattamento prevede interventi multidisciplinari che coinvolgono più figure professionali e diverse strategie:

  • Fisioterapia
  • Terapia Farmacologica (es. Farmacoterapia ad azione centrale etc)
  • Medici specializzati in Terapia del dolore, Algologia
  • Ortopedico e Neurochirurgo
  • Psicologo/Psicoterapeuta (es. terapia cognitivo-comportamentale, Mindfulness)
  • Medicina alternativa (es. agopuntura)

FISIOTERAPIA

Come Fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze, il nostro obiettivo è aiutare le strutture del sistema dolore a diventare meno sensibili: desensibilizzare il sistema nervoso abituandolo a “tollerare” meglio gli stimoli periferici e riattivando i meccanismi di modulazione del dolore.

Il nostro trattamento deve considerare il ruolo del cervello.
Come abbiamo visto il dolore dipende dalla percezione del cervello del livello di minaccia o bisogno di protezione, quindi dobbiamo rielaborare il significato dell’esperienza dolore.
La comprensione del problema, modifica la percezione del problema stesso e cambiare la conoscenza del proprio dolore ha effetti positivi.

In Bgm Fisioterapia Firenze la gestione del paziente con dolore cronico unisce una valutazione specialistica e l’utilizzo di strategie di trattamento in accordo con quelle che sono le più recenti evidenze scientifiche:

  • Valutazione
  • Educazione
  • Esercizio
  • Terapia Manuale

VALUTAZIONE

Esclusione di Red Flags

Quando ci troviamo di fronte ad un paziente, come Fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze, la prima cosa da fare è escludere le Red Flags, ossia escludere tutti quei casi in cui il danno tissutale c’è eccome.
Si parla di Red Flags, infatti, come di tutti quei segni o sintomi che possono mimare una disfunzione muscolo-scheletrica, o neuromuscolare, ma che in realtà nascondono una patologia più grave e non di competenza fisioterapica, almeno nella prima fase, ma da inviare allo specialista medico di riferimento.

Esame anamnestico + Esame Clinico

In Bgm Fisioterapia Firenze utilizziamo le nostre conoscenze per valutare i dati anamnestici e le diverse manifestazioni cliniche per identificare il dolore del nostro paziente con dolore cronico.
La valutazione indagherà non solo la funzione del nostro paziente ( attraverso test fisici specifici) ma soprattutto il dolore.
È importante capire quali possono essere i fattori contribuenti:

  • stimoli esterni stressanti che continuano ad attivare i recettori nocicettori
  • disfunzioni biologiche del sistema nervoso centrale (come nel caso del dolore neuropatico)
  • comorbidità
  • fattori psicosociali e fattori di contesto inerenti all’esperienza dolore

Si può misurare il dolore?

Esistono dei test, QST (Quantitative Sensory Testing) ossia procedure di laboratorio, per valutare la risposta del soggetto esaminato a determinati stimoli.
Possono valutare la soglia di percezione a stimoli termici o meccanici per esempio, andando a misurare la tolleranza ad uno stimolo caldo/freddo o pressorio.
Oppure in seguito a stimolazioni ripetute nel tempo, possono valutare come viene processato il dolore.
Stiamo parlando di strumenti di laboratorio, difficilmente riproducibili in un contesto di studio fisioterapico.

Esistono però anche delle versioni che utilizzano degli strumenti più riproducibili per l’applicazione di stimoli termici o pressori.
Lo scopo è di ricercare le caratteristiche cliniche del dolore cronico come ad esempio allodinia o iperalgesia.

Tra questi strumenti:

  • Algometro: per misurare la soglia di dolore alla palpazione (quando lo stimolo pressorio viene percepito doloroso); indicativo del livello di ipersensibilizzazione del sistema nervoso.
  • Filamenti di Von Frey (che misurano l’allodinia cutanea)

Scale di Valutazione per il Dolore Cronico
Es. Il CSI “Central Sensitization Inventory”: è un questionario, validato in Italiano, da somministrare ai pazienti.
Può essere considerato uno strumento di screening che grazie ad un cut off di riferimento (punteggio maggiore di 40) permette al fisioterapista di identificare la presenza di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale.

TRATTAMENTO

Come gestire il dolore cronico?

“La fisioterapia riguarda il ritorno al movimento senza paure e senza pensieri”
Luois Gifford, 2005

Abbiamo detto che il dolore è un processo di elaborazione ed è reversibile: è un’interpretazione di segnali che vengono dalla periferia al centro.
Seguendo quindi questo modello “stimoloelaborazionerisposta” il dolore può essere trattato tramite tecniche per lavorare sullo stimolo, cioè sul segnale che arriva al cervello dalla periferia (con tecniche di terapia manuale ed esercizio terapeutico) e per lavorare sull’elaborazione di questo segnale (attraverso la Pain Education).

Gli strumenti che utilizziamo a Bgm Fisioterapia Firenze per la gestione dei pazienti con Dolore Cronico sono quindi:

  • Pain Education
  • Esercizio Terapeutico
  • Terapia Manuale

Pain Education – Come spiegare il dolore cronico persistente?

“La Pain Education è un programma educativo somministrato da clinici con lo scopo di migliorare la comprensione del paziente dei meccanismi del dolore, migliorare le strategie di coping e migliorare la qualità di vita nei pazienti con dolore cronico”
WHO World Health Organization

La Pain Neuroscience Education, ossia l’educazione alle neuroscienze del dolore, mira a trasferire al paziente le conoscenze per capire il suo dolore e per migliorare la gestione della sua condizione di salute, fornendo un riferimento teorico più coerente per spiegare la multifattorialità di informazioni integrate nel cervello nella produzione del dolore.
Mira a fornire al paziente una spiegazione coerente con il suo disturbo.

Comprendere meglio il dolore ed integrare queste nuove informazioni con pensieri, cognizioni e nuovi comportamenti di vita per diminuire dolore, disabilità e catastrofizzazione ed aumentare le performance della vita di tutti i giorni.

  • Si svolgono, solitamente, circa 10 sessioni di trattamento, di circa un’ora, una volta alla settimana.
  • Sessioni face to face
  • Interventi educativi di gruppo
  • Materiale scritto (materiale informativo a fine seduta, brochure, guide per il paziente)
  • Compiti a casa, diario del dolore durante attività della vita quotidiana
  • Gestione a lungo tempo

Le più recenti evidenze scientifiche supportano l’utilizzo della “Pain Education” nel trattamento del dolore cronico per:

  • diminuire il dolore
  • aumentare la conoscenza del dolore
  • migliorare il rapporto costi/benefici in ambito di spese del sistema sanitario
  • diminuire disabilità
  • diminuire fattori psico sociali (stress, catastrofizzazione etc)
  • aumentare il movimento (stile di vita)

Esercizio Terapeutico

Il nostro scopo, come Fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze, è far tornare i nostri pazienti al movimento, preparando il giusto programma di esercizi volto a ridurre il dolore o la paura di muoversi.

Esercizio Terapeutico Progressivo

Progressiva introduzione di movimenti allenanti con giusto dosaggio e tempistica: il corpo così si adatta a specifiche forme di stress se vengono vissute ad intensità sufficiente ed in modo graduale.

L’esposizione graduale offre al sistema nervoso nuove informazioni circa un determinato movimento, cambiando la percezione di minaccia dello stesso e dissociandolo così dal dolore.
Lo scopo è rendere il sistema nervoso meno allarmato dal movimento.

Come programmare l’esercizio nei pazienti con Dolore Cronico?

  • Gli esercizi devono essere divertenti e non di peso per il paziente
  • Gli esercizi devono essere chiari per il paziente e funzionali, calzanti sulle richieste e le necessità della persona
  • Includere esercizi generali, che coinvolgano anche le altre parti del corpo non dolenti
  • Utilizzare esercizi aerobici e di training del controllo motorio
  • Basso dosaggio iniziale ed aumento graduale dei carichi
  • È permesso un lieve incremento del dolore durante l’esecuzione dell’esercizio e poco dopo ma evitare un incremento continuo dell’intensità del dolore con il tempo
  • Gli esercizi devono essere “tempo contingenti”, ossia eseguiti con modalità basata sul tempo e non sul sintomo; ad esempio l’esecuzione dell’esercizio è basata sulle ripetizioni e non su l’insorgenza della sintomatologia per permettere un allenamento del sistema alla tolleranza agli stimoli
  • Utilizzare lunghe e multiple pause tra gli esercizi

Terapia Manuale

Tra le tecniche che possiamo utilizzare come trattamento del dolore cronico troviamo mobilizzazioni articolari, manipolazioni e manovre di neurodinamica.

Nonostante le migliori evidenze scientifiche supportano maggiormente l’utilizzo della Pain Education in combinazione con Esercizio Terapeutico, potrebbe essere utile inserire manovre di terapia manuale, con basso dosaggio e prevalentemente nei distretti limitrofi a quello doloroso, con lo scopo di riallenare il sistema nervoso centrale.

Approfondimenti

Esistono altre strategie di trattamento, altamente specializzate, che possono essere integrate ed utilizzate per la gestione fisioterapica dei pazienti con dolore cronico.

“COGNITIVE FUNCTIONAL THERAPYCFT”

È stato definita come un approccio comportamentale flessibile, integrale per il trattamento e la gestione del mal di schiena lombare cronico.
Sviluppata dall’integrazione tra i fondamenti della psicologia comportamentale e le neuroscienze all’interno della pratica fisioterapica.
Si compone di tre parti:

  1. TELL ME YOUR STORY
    Importanza alla persona e non al dolore, per mettere in risalto quello a cui il paziente dà più valore. In questo modo riusciamo a capire qual è l’esperienza dolorosa importante per il nostro paziente e come è collegata alle sue paure e preoccupazioni.
  2. MOVEMENTS AND HABITS
    Indagare movimenti, abitudini posturali e comportamenti protettivi.
    Esistono regole posturali autoimposte e/o rinforzate negli anni dal mondo clinico che paradossalmente manteniamo o ci auto imponiamo ma che invece diminuiscono la nostra capacità di variabilità e cambiamento, mantenendoci sempre all’interno del circolo vizioso del dolore.
  3. HOW TO BREAK THE CYCLE
    Creare nuove posture ed abitudini di movimento.
    Sostituire le vecchie abitudini con quelle nuove, guidando il paziente in nuovi modi di sedersi, stare in piedi, muoversi o rilassarsi.
  4. DISCONFIRM
    Disconfermare le credenze: confermare con l’assenza di dolore nelle nuove sperimentate posizioni o esercizi l’assenza di un problema strutturale, sottolineando al paziente la possibilità di usare con sicurezza il suo corpo.

“GMI GRADED MOTOR IMAGERY GMI”

Ripristino graduale della mappa motoria: allenamento del cervello nel prendere decisioni riguardo la posizione di un arto o della colonna, la visualizzazione di movimenti dolorosi o difficoltosi e l’utilizzo della “mirror therapy” per desensibilizzare i movimenti.
La tecnica si suddivide in tre fasi:

  • Riconoscimento destra-sinistra
  • Immaginazione di movimenti
  • Allenamento allo specchio

Altre prestazioni

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    La spalla, articolazione complessa, comprende l'omero, la scapola e la clavicola con cinque articolazioni. Sostenuta da muscoli, legamenti e tendini, permette movimenti ampi. Problemi frequenti includono lesioni della cuffia dei rotatori e patologie dell'articolazione acromion-claveare.

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