Lesioni muscolari - Fisioterapista Firenze

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Lesioni muscolari

Il tessuto muscolare è suddiviso in tre sottotipi: scheletrico, cardiaco e liscio (degli organi interni). Questo articolo si concentra sul trattamento del muscolo scheletrico.

I muscoli scheletrici sono responsabili del movimento delle articolazioni a cui sono collegati e del mantenimento di specifiche posizioni e posture. In base alla loro forma, si possono distinguere in diverse categorie:

  • Muscoli lunghi: Sviluppati in lunghezza, presentano un corpo carnoso voluminoso che si restringe verso le estremità.
  • Muscoli larghi: Sviluppati in larghezza, hanno un ventre largo e appiattito, come il Gran Pettorale, il Gran Dorsale e i muscoli addominali.
  • Muscoli brevi: Come quelli della colonna vertebrale, che sono principalmente posturali.
  • Muscoli anulari: Circondano gli orifizi naturali del corpo. Si dividono in orbicolari, come il muscolo che consente di fare la “O” con la bocca, e sfinteri, come quello anale, che mantiene un tono muscolare costante.

I muscoli scheletrici sono composti da una parte carnosa, di colore rosso, e da tendini bianchi e lucenti. La parte carnosa è contrattile, mentre i tendini fungono da ancoraggio alle ossa.

Il muscolo è costituito da un insieme di cellule chiamate fibre muscolari, che sono allungate e fusiformi. Le fibre muscolari si organizzano in fascicoli, circondati da tessuto connettivo, che a loro volta formano i fasci muscolari. Tra i fascicoli si trovano nervi e vasi sanguigni, responsabili della colorazione rossastra. L’organizzazione muscolare, dalla scala microscopica a quella macroscopica, è: fibre → fascicoli → muscolo.

Lesione muscolare o “Strappo muscolare”

Che cosa sono le lesioni muscolari?

Le lesioni muscolari, comunemente note come “strappi muscolari”, sono frequenti tra gli atleti. Esse rappresentano il 31% di tutti gli infortuni nel calcio di élite, e la loro elevata prevalenza è ampiamente documentata nella letteratura internazionale non solo nel calcio, ma anche in altri sport.

Le lesioni muscolari distrattive, o lesioni muscolari, solitamente non derivano da una contrazione isolata, ma piuttosto da una contrazione eccentrica o da un eccessivo stretching durante l’attivazione del muscolo. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi può essere effettuata da un fisioterapista attraverso l’anamnesi e l’esame obiettivo. Per prevenire lesioni da stiramento muscolare, è consigliabile evitare l’affaticamento eccessivo ed eseguire un adeguato riscaldamento prima di attività fisiche intense.

Le lesioni muscolari nello sport comprendono una gamma di disturbi muscolari che sono tradizionalmente difficili da definire e classificare. I muscoli, infatti, variano per dimensioni e forme, e possiedono una complessa organizzazione funzionale e anatomica. I muscoli più frequentemente coinvolti in infortuni sono spesso bi-articolari, attraversando due articolazioni, come l’anca e il ginocchio, oppure sono muscoli con una struttura anatomica complessa, come l’adduttore lungo. Nel calcio, il 92% delle lesioni riguarda i quattro principali gruppi muscolari degli arti inferiori: muscoli posteriori della coscia (ischiocrurali) 37%, adduttori 23%, quadricipiti 19% e muscoli del polpaccio 13%.

In base al meccanismo di danno, le lesioni muscolari possono essere classificate come segue:

  • Trauma diretto: Causato da una forza esterna che impatta sul muscolo.
  • Trauma indiretto: Avviene solitamente durante la fase di allungamento del muscolo (contrazione eccentrica), e può essere causato da un improvviso allungamento piuttosto che da una forza esterna.

La gravità della lesione non dipende necessariamente dal meccanismo di danno, ma varia in base alla specifica situazione e alla risposta del muscolo al trauma.

Classificazione delle lesioni muscolari

Tipo 1: Lesioni non strutturali

1a: Disordine muscolare indotto dalla fatica

  • Sintomi: Rigidità e dolore muscolare, che aumenta continuando l’attività fisica e può essere presente anche a riposo. Può manifestarsi durante o dopo l’attività fisica.
  • Ecografia/RMN: Negative.

1b: Dolore muscolare ad esordio ritardato (DOMS)

  • Sintomi: Dolore infiammatorio acuto, presente anche a riposo. Si manifesta ore dopo l’attività fisica.
  • Ecografia/RMN: Negative o presenza di edema.

Tipo 2: Lesioni non strutturali

2a: Disordine muscolare neuromuscolare di origine spinale

  • Sintomi: Aumento del tono muscolare con dolenzia, peggiora con l’attività fisica. Nessun dolore a riposo.
  • Ecografia/RMN: Negative o presenza di edema.

2b: Disordine muscolare neuromuscolare di origine muscolare

  • Sintomi: Dolore, aumento graduale del tono e della tensione muscolare, simile a un crampo.
  • Ecografia/RMN: Negative o presenza di edema.

Tipo 3: Lesioni strutturali

3a: Lesione parziale minore

  • Sintomi: Dolore localizzato e ben definito. Alla palpazione, si può percepire una discontinuità nella struttura delle fibre muscolari all’interno di una fascia muscolare rigida.
  • Ecografia/RMN: Positiva per interruzione delle fibre muscolari alla RMN ad alta risoluzione, presenza di ematoma intramuscolare.

3b: Lesione parziale moderata

  • Sintomi: Dolore localizzato e ben definito. Difetto strutturale palpabile nel muscolo, spesso con presenza di ematoma. Lesione fasciale con aggravamento del dolore indotto dallo stiramento.
  • Ecografia/RMN: Positiva per significativa rottura delle fibre, con possibile retrazione della parte muscolare integra. Presenza di lesione fasciale ed ematoma intramuscolare.

Tipo 4: Lesioni strutturali

Strappo subtotale/completo del muscolo

  • Sintomi: Importante deficit muscolare, ematoma, avvallamento palpabile nel punto di lesione, retrazione, dolore con il movimento e perdita della funzione.
  • Ecografia/RMN: Positiva per discontinuità subtotale/completa dell’integrità muscolare. Possibile morfologia ondulata del tendine e retrazione, con lesione fasciale ed ematoma intermuscolare.

Contusione

La contusione è un trauma muscolare diretto, causato da una forza esterna che colpisce il muscolo. Questo impatto provoca la formazione di un ematoma, che può essere diffuso o circoscritto, all’interno del muscolo, causando dolore e limitazione del movimento.

  • Sintomi: Dolore sordo e diffuso, ematoma, dolore con il movimento, gonfiore, riduzione del range di movimento, dolorabilità alla palpazione (a seconda della gravità dell’impatto). L’atleta potrebbe essere in grado di continuare l’attività sportiva, a differenza di quanto avviene con le lesioni strutturali da trauma indiretto.

Che cosa significa distrazione muscolare?

Il termine “distrazione muscolare” è spesso utilizzato come sinonimo di “lesione muscolare” e si riferisce a lesioni in cui è coinvolta una quantità di fibre muscolari inferiore al 50%. Queste lesioni sono caratterizzate da un allungamento o uno stiramento eccessivo del muscolo, generalmente senza una forza esterna diretta.

Diagnosi: Come Faccio a Sapere se ho Subito un Infortunio?

Segnali di un infortunio muscolare

  • “Ho sentito tirare dietro la gamba e ho dovuto interrompere l’attività.”
  • “Ieri mi sono allenato e oggi ho un forte dolore a camminare.”
  • “Ho sentito una coltellata e uno schiocco mentre correvo.”
  • “Ho subito uno stiramento muscolare?”

Se sospetti di aver subito uno “strappo muscolare”, è fondamentale rivolgersi a un professionista. In caso di sospetta lesione muscolare, esiste un iter preciso da seguire.

Passaggi per la diagnosi

  1. Raccolta Anamnestica La prima fase consiste in una raccolta anamnestica dettagliata per comprendere l’origine e le circostanze dell’infortunio. Le domande tipiche includono:
    • Storia dell’evento: “Come ti sei fatto male?”, “Hai dovuto interrompere l’attività?”
    • Circostanze: Il trauma è stato diretto o indiretto?
    • Sintomi: Descrizione del dolore e della sua evoluzione.
    • Infortuni/operazioni precedenti: “Hai già avuto lesioni muscolari pregresse?”, “Altre problematiche ortopediche precedenti?”
    • Fattori aggiuntivi: Sonno, dieta, recenti cambiamenti nell’allenamento, stress.
  2. Esame Fisico Dopo l’anamnesi, si procede con un esame fisico dettagliato per confermare o confutare il sospetto diagnostico emerso dall’anamnesi.
    • Ispezione: Osservazione della zona interessata per rilevare eventuali arrossamenti, ematomi o discontinuità visibili.
    • Palpazione: Esplorazione del muscolo e dei tessuti sovrastanti alla ricerca di aree di discontinuità, edema perimuscolare e aumento del tono locale.
    • Test funzionali: Valutazione della forza e della flessibilità del muscolo interessato a diversi gradi del range di movimento. Durante questi test, è fondamentale indagare la presenza di dolore o discomfort ai vari gradi di movimento.

Iter diagnostico dettagliato

  1. Anamnesi
    • Raccolta di informazioni dettagliate sull’evento lesivo.
    • Indagine su sintomi attuali e passati, e altre condizioni mediche rilevanti.
  2. Esame Fisico
    • Ispezione Visiva: Controllo della zona per segni di arrossamento, gonfiore, ematoma o discontinuità.
    • Palpazione: Identificazione di aree di dolore, tensione, o discontinuità muscolare.
    • Valutazione Funzionale: Test della forza e della flessibilità muscolare, osservazione del dolore o discomfort durante il movimento.

Consultazione Professionale

Se sospetti di aver subito un’infortunio muscolare, consulta immediatamente un fisioterapista o un medico specializzato. Una diagnosi precoce e accurata è essenziale per una gestione efficace e un recupero ottimale.

Lesione degli ischiocrurali

Nel caso di sospetta lesione agli ischiocrurali (muscolatura posteriore della coscia), uno dei test diagnostici più validi, in assenza di imaging, è il test di “togliersi la scarpa”, combinato con una storia clinica dettagliata.

Valutazioni iniziali e durante la riabilitazione

  1. Dolore alla Palpazione: Identificazione delle aree di dolore localizzato tramite la palpazione.
  2. Valutazione della Flessibilità del Ginocchio: Inizio dalla massima flessione dell’anca.
  3. Flessione ed Estensione Attiva del Ginocchio: Misurazione del range di movimento attivo del ginocchio.
  4. Forza Isometrica a 15° di Flessione del Ginocchio: Valutazione della forza muscolare in posizione isometrica.
  5. Dolore durante le Attività della Vita Quotidiana: Monitoraggio del dolore nel corso delle attività quotidiane.

Valutazione Passiva della flessibilità e mobilità articolare

  • Basic Straight Leg Raise: Flessibilità dell’anca con ginocchio esteso.
  • Estensione Passiva del Ginocchio con Anca Flessa a 90°: Valutazione della flessibilità del ginocchio.
  • Estensione Passiva del Ginocchio con Anca in Massima Flessione: Ulteriore valutazione della flessibilità articolare.

Valutazione Attiva della flessibilità e mobilità articolare

  • Active Leg Raise: Sollevamento attivo della gamba tesa.
  • Active Knee Extension: Estensione attiva del ginocchio.
  • Estensione Attiva del Ginocchio con Anca in Massima Flessione: Valutazione dell’estensione del ginocchio in posizione di massima flessione dell’anca.

Misurazioni con strumenti

  • Goniometro o Livella Digitale: Misurazioni precise della flessibilità a destra e a sinistra per confronti.
  • Dinamometro a Mano: Misurazione della forza muscolare, assegnando un punteggio da 0 a 5. Si utilizza la resistenza manuale, aumentando gradualmente.

Indagine del Dolore

  • Presenza di Dolore o Discomfort: Monitoraggio del dolore durante la valutazione della forza e della flessibilità.

Prognosi

  • Differenza di 15° tra Arto Sano e Arto Lesionato: Circa 20 giorni di riabilitazione.
  • Differenza di 16°-20°: Circa 30 giorni di riabilitazione.
  • Differenza di 26°-35°: Circa 70 giorni di riabilitazione.

Il test di estensione attiva del ginocchio con anca in massima flessione è raccomandato quotidianamente per monitorare i progressi riabilitativi.

Test Diagnostici

Ecografia

Un’ecografia effettuata tra le 24 e le 48 ore dall’infortunio può fornire informazioni utili sulla presenza di una lesione strutturale, soprattutto se si riscontra un ematoma o se l’esame clinico ha evidenziato deficit funzionali rispetto all’arto sano.

Risonanza magnetica (RMN)

La risonanza magnetica (RMN) è raccomandata per ogni sospetto di lesione muscolare strutturale ed è considerata il gold standard per questo tipo di diagnosi. La RMN è utile per determinare:

  • La presenza di edema e il suo pattern (vedi classificazione precedente).
  • La dimensione approssimativa della lesione strutturale.
  • Il sito esatto della lesione e l’eventuale coinvolgimento del tendine.

Tuttavia, è importante notare che la RMN, da sola, non è sufficientemente sensibile per misurare con precisione l’estensione dei danni ai tessuti muscolari. Ad esempio, l’edema o l’emorragia possono apparire come un segnale alto, oscurando il tessuto muscolare che non è stato strutturalmente danneggiato.

Chi cura le lesioni muscolari?

La figura professionale adibita al trattamento delle lesioni muscolari è il fisioterapista.

Trattamento fisioterapico delle lesioni muscolari

Il trattamento delle lesioni muscolari deve essere personalizzato e impostato da un professionista specializzato, dopo un’attenta valutazione delle variabili specifiche del paziente. La progressione del trattamento è basata su task specifici che determinano il passaggio allo step successivo.

Fase acuta (Prime 48-72 ore)

In questa fase, è utile seguire il protocollo POLICE (Protection, Optimal Load, Ice, Compression, Elevation):

  • Protection (Protezione): Il muscolo deve essere protetto da carichi eccessivi per evitare il peggioramento della lesione e ritardi nella riabilitazione. In alcuni casi, può essere necessario l’uso di ausili come le stampelle per ridurre momentaneamente il carico sull’area lesa.
  • Optimal Load (Carico Ottimale): Stabilito dal professionista in base al tipo di lesione, fase di guarigione e risposta soggettiva al carico. Il completo riposo è sconsigliato perché il movimento controllato aiuta il drenaggio dell’edema e favorisce una corretta disposizione delle fibre collagene, prevenendo la fibrosi muscolare.
  • Ice (Ghiaccio): Utile per alleviare il dolore.
  • Compression (Compressione): Tramite bendaggio o calza elastica, aiuta a limitare lo stravaso ematico e la formazione di ematomi.
  • Elevation (Elevazione): Sollevare l’arto sopra il livello cardiaco favorisce il drenaggio linfatico e la rimozione di cataboliti derivati dall’infiammazione.

Terapia fisica

Nella prima fase, può essere utile la terapia manuale o la tecarterapia per drenare e vascolarizzare la zona, diminuendo lo spasmo muscolare protettivo e accelerando il processo di guarigione. È importante iniziare esercizi terapeutici (mobilità) rispettando il dolore.

Fase post-acuta

In questa fase, è cruciale dosare il carico sul tessuto di neoformazione. Solitamente si inizia con contrazioni isometriche a vari gradi del range di movimento dell’articolazione interessata, utili per inibire la percezione del dolore. Successivamente, si può introdurre la contrazione eccentrica (in allungamento del muscolo) isotonica, una volta che la contrazione concentrica è ben tollerata. I carichi devono essere aumentati gradualmente in base alla risposta al carico. È importante anche allenare gli altri muscoli che muovono l’articolazione e l’arto controlaterale (sano).

Fase Pre-Ritorno allo sport o alle attività della vita quotidiana

Questa fase prevede un programma sport specifico e progressivo che condiziona la persona nella sua globalità. L’atleta deve aver recuperato forza, flessibilità e potenza, ed essere in grado di svolgere compiti funzionali come cambi di direzione e pliometria (salti) senza dolore e affaticamento precoce, specifici per lo sport in questione.

Utilizzo di creme

Per le lesioni muscolari di alto grado con presenza di ematoma, si consigliano impacchi con Hirudoid Crema per velocizzare il riassorbimento dell’ematoma.

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