Patologie del ginocchio

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Patologie del ginocchio

Anatomia

“Ginocchio: com’è fatto e come funziona”

Conoscere l’anatomia del ginocchio è fondamentale per valutare e trattare al meglio le problematiche che possono colpire questo distretto.

Come Fisioterapiste di BGM Fisioterapia Firenze siamo specializzate nella Riabilitazione dei disturbi muscolo-scheletrici e ci occupiamo da anni di Fisioterapia Ortopedica relativa alle problematiche di ginocchio.

Il ginocchio è un’articolazione complessa sia da un punto di vista anatomico che biomeccanico.

Comprendere la morfologia del ginocchio ci serve per conoscere funzioni e disfunzioni di quest’articolazione, la sua osteo-cinematica (ossia come le ossa si muovono ed interagiscono nello spazio durante i movimenti del corpo e le attività motorie) ed artro-cinematica (ossia come le superfici articolari, di due ossa diverse, si muovono tra loro durante i movimenti del corpo e le attività motorie).

Il distretto del ginocchio è composto da tre articolazioni:

  1. L’articolazione Tibio-Femorale. È un ginglimo angolare, ossia un tipo di articolazione che permette il movimento in una sola direzione, come un cardine. In questo caso, come una cerniera, consente nel ginocchio principalmente la flessione e l’estensione, limitando altri tipi di movimento; la rotazione, secondo grado di mobilità del ginocchio, si verifica solo a ginocchio flesso.
  2. L’articolazione Femoro-Rotulea, che è invece un’artrodia, ossia un tipo di articolazione che consente il movimento in tutte le direzioni.
  3. L’articolazione Tibio-Peroneale prossimale, che però è strettamente correlata al distretto della caviglia; anche questa è un’artrodia.

Articolazione tibio-femorale

L’articolazione Tibio-Femorale coinvolge il femore, osso della coscia, e la tibia, osso della gamba.

È costituita dalla porzione distale del femore, i condili femorali, e dalla porzione prossimale della tibia chiamata piatto tibiale.

I due condili femorali, laterale e mediale, non morfologicamente uguali, si presentano convessi sul piano frontale.

Il piatto tibiale è suddiviso in due emi-piatti (uno laterale ed uno mediale) che costituiscono la superficie inferiore dello spazio articolare femoro-tibiale.

Le superfici articolari degli emi-piatti tibiali non sono uguali ma si differenziano perché devono accogliere la diversa morfologia dei condili femorali.

 “Come si muove il ginocchio”

Come detto, a livello dell’articolazione tibio-femorale si realizzano principalmente i movimenti di flessione-estensione, la rotazione avviene solo a ginocchio flesso.

  • Il ginocchio ha notevole mobilità in flessione e notevole stabilità in estensione: in estensione assume quella che viene definita “closed packed position” ovvero una posizione di massima congruità tra i capi ossei.
  • La rotazione esterna è 2/3 maggiore di quella interna.

La stabilità del ginocchio è data dalla congruenza delle componenti ossee, e quindi dal loro contatto, ma soprattutto dalle componenti peri-articolari, ossia dalla tensione dei legamenti e delle strutture tendinee.

Strutture capsulo legamentose del ginocchio

CAPSULA ARTICOLARE

La capsula articolare del ginocchio è una membrana fibrosa che, come un manicotto, circonda ed avvolge l’articolazione; è formata da strati di tessuto connettivo e si inserisce a livello femorale, tibiale e rotuleo:

  • Anteriormente si inserisce sulla rotula, sopra la faccia patellare; a livello della tibia è libera solo la tuberosità tibiale. Le fibre anteriori della capsula sono infatti legate al tendine rotuleo; tutta la parte capsulare anteriore è così messa in tensione dal quadricipite, motivo per il quale la contrazione di tale muscolo, nelle lesioni capsulari, può essere molto dolorosa.
  • La parte posteriore si collega ai condili femorali ed alla tibia: si inserisce posteriormente sopra i condili femorali e poi si infossa nella “gola” intercondiloidea davanti ai due legamenti crociati, inglobandoli; i due legamenti crociati sono poi chiusi posteriormente dalla membrana sinoviale.
  • I legamenti crociati, infatti, vengono definiti strutture intra-capsulari ma extra-sinoviali poiché la membrana sinoviale non li ingloba ma vi rimane posteriore.Lateralmente si inserisce sotto i due epicondili femorali; i legamenti collaterali mediale e laterale si estendono dalla capsula verso il basso.
Legamenti Coronari

Sono porzioni di capsula articolare che fissano i margini esterni ed inferiori dei menischi ai piatti tibiali e ne limitano l’escursione sugli stessi.

Una lesione di questi legamenti può determinare una sintomatologia simile ad una lesione meniscale ma con un decorso solitamente benigno che tende alla risoluzione spontanea.

MEMBRANA SINOVIALE

La Sinovia, o membrana sinoviale, è una superficie di rivestimento interna del ginocchio: strato sottile di tessuto che riveste l’interno della capsula articolare.

Produce il liquido sinoviale e fornisce lubrificazione all’articolazione e nutrimento per le cartilagini articolari.

Dà origine a diverse borse: sovra-patellare, pre-patellare e sotto-patellare.

Posteriormente circonda ma non ingloba i legamenti crociati, che infatti sono strutture definite intra-capsulari ma extra-sinoviali.

Nella membrana sinoviale sono presenti diversi recessi, ripiegamenti.

Queste pieghe della membrana vengono definite pliche sinoviali e ve ne sono diverse: plica superiore, inferiore, laterale e mediale.

MENISCHI

I menischi sono strutture fibro-cartilaginee interposte tra i condili femorali ed i piatti tibiali.

Coprono più della metà della superficie tibiale ed hanno la funzione di:

  • trasmissione ed assorbimento dei carichi
  • dissipare gli stress
  • diminuire il carico cartilagineo
  • stabilizzazione con limitazione del movimento
  • aumentare la congruità articolare tra femore e tibia; i menischi hanno una forma concava, con bordo esterno convesso e così garantiscono congruità con i condili femorali
  • lubrificazione, con il rilascio di liquido sinoviale

Sono a forma di cuneo, a sezione triangolare; sono più spessi all’esterno e più sottili internamente e sono composti per il 70% di acqua e per il 30% di collagene, proteoglicani, fibroblasti e condrociti.

Il menisco mediale ha una forma a “C” detta “C-Shape”.

Il menisco laterale ha invece una forma più ovale ed è più piccolo e più mobile.

Sono strettamente collegati con le altre strutture articolari presenti nel ginocchio:

  • si inseriscono attraverso i corni anteriori e posteriori sulla tibia, vicino alle inserzioni dei legamenti crociati (il corno anteriore dei due menischi è in stretto contatto con l’area di inserzione del legamento crociato anteriore; i corni posteriori di entrambi i menischi si inseriscono vicino all’inserzione del legamento crociato posteriore); queste connessioni contribuiscono alla stabilità ed alla funzionalità del ginocchio
  • il menisco mediale è collegato al legamento collaterale mediale
  • esternamente sono collegati alla capsula articolare, come detto, tramite i legamenti coronari, tranne una porzione posteriore del corpo del menisco laterale, denominata iato popliteo, che non presenta collegamenti
  • anteriormente si collegano con la rotula attraverso i legamenti menisco patellari
  • anteriormente il legamento trasverso, collega tra loro il corno anteriore del menisco mediale con il corno anteriore del menisco laterale.

Vascolarizzazione e innervazione
Solo la zona periferica dei menischi è vascolarizzata, perfusa da vasi “genicolati” a livello della giunzione menisco-capsulare mentre per la porzione centrale, che non è vascolarizzata, il nutrimento viene garantito per diffusione dalla sinovia e dalla presenza del liquido sinoviale; questo è fondamentale per capire la difficoltà di guarigione dei menischi post lesione.

Questa vascolarizzazione periferica è maggiore per il menisco mediale rispetto al laterale.

Anche le terminazioni nervose hanno una distribuzione simile a quella vascolare.

Legamenti tibio-femorali

I legamenti sono bande dense di tessuto connettivo che collegano le ossa di un’articolazione tra loro; nel caso dell’articolazione del ginocchio, i legamenti tibio-femorali, che collegano la tibia (osso della gamba) al femore (osso della coscia) sono:

  • Legamenti Collaterali: mediale e laterale
  • Legamenti Crociati: anteriore e posteriore

Legamenti Collaterali

I legamenti collaterali, mediale e laterale (inseriti posteriormente rispetto all’asse verticale dell’articolazione) si tendono in estensione e proteggono e prevengono l’iperestensione.

Inoltre si tensionano in extra-rotazione e si rilasciano in intra-rotazione; limitano quindi la rotazione esterna del ginocchio.

Legamento Collaterale Mediale “LCM”

Nasce dall’epicondilo femorale mediale e dalla capsula articolare e si dirige verso il basso ed in avanti fino all’inserzione tibiale, sulla superficie mediale della tibia sotto la zampa d’oca; alcune fibre iniziali si inseriscono, e prendono quindi contatto, con il muscolo grande adduttore, quelle profonde, come detto in precedenza, con il menisco mediale.

In media il legamento collaterale mediale è lungo circa 8/9 cm.

È uno stabilizzatore contro le deviazioni in valgo ed in rotazione esterna di ginocchio.

Approfondimento “tendini della zampa d’oca”: formazione tendinea a livello tibiale, nella zona anteriore superiore, al di sotto della rima articolare mediale del ginocchio; questi tendini prendono il nome dalla loro disposizione che assomiglia ad una zampa d’oca. 

I tendini coinvolti in questa formazione sono i tendini del muscolo Sartorio, Gracile e Semitendinoso

  • Legamento Collaterale Laterale “LCL”

Nasce dall’epicondilo laterale del femore e poi si dirige distalmente, in basso, per inserirsi sulla faccia laterale della testa del perone, sulla stessa aria di inserzione del tendine del muscolo Bicipite femorale.

È lungo circa 5 cm.

Legamenti Crociati

Come detto in precedenza, i legamenti crociati sono strutture legamentose del ginocchio definite intra-capsulari ma extra-sinoviali.

Si detendono in extra-rotazione, a differenza dei legamenti collaterali, e si avvolgono in intra-rotazione.

Globalmente assicurano una stabilità antero-posteriore del ginocchio.

  • Legamento Crociato Anteriore “LCA”

Il legamento crociato anteriore, comunemente abbreviato in “LCA”, è una banda densa di tessuto connettivo; la lunghezza e lo spessore, nell’adulto, sono rispettivamente in media di 38 e 11 mm.

Se seguiamo il suo decorso in direzione cranio-caudale: origina dalla parete intercondiloidea interna del condilo laterale del femore e si inserisce sull’emi-piatto tibiale mediale, davanti e lateralmente alla spina tibiale anteriore in stretto contatto con l’area di inserzione dei corni anteriori del menisco mediale e laterale e posteriormente al legamento trasverso del ginocchio; ha, quindi, un decorso cranio-caudale in basso verso avanti.

Il legamento è costituito da due fasci, differenziati per la loro sede di inserzione sul piatto tibiale: un fascio più piccolo anteromediale (AM) ed un fascio più grande posterolaterale (PL).

Quello postero-laterale si tende in estensione e limita la rotazione, quello antero-mediale è più teso in flessione e limita la traslazione antero-posteriore di tibia.

Il legamento crociato anteriore limita e controlla, quindi, la traslazione anteriore di tibia sul piano sagittale e l’intra-rotazione di ginocchio, sul piano trasverso.

Il legamento crociato anteriore limita inoltre gli stress mediali e laterali, ovvero gli stress in varo e valgo.

  • Legamento Crociato Posteriore “LCP”

Il legamento crociato posteriore è più spesso ed ha un decorso più verticale rispetto al legamento crociato anteriore (è uno dei legamenti più larghi del ginocchio); con una forza tensile più alta è in grado di resistere di più alla tensione rispetto al crociato anteriore.

Origina dalla faccia interna del condilo mediale del femore, si dirige verso l’emi-piatto tibiale laterale e si inserisce su una depressione nell’area intercondiloidea posteriore della tibia.

È composto da due fasci, uno antero-laterale (AL) ed uno postero-mediale (PM): il fascio AL è più corto, più spesso e più forte rispetto al PM, più lungo, sottile e più debole.

Il legamento Crociato Posteriore limita la traslazione posteriore della tibia, ne è il principale stabilizzatore, e la rotazione esterna, soprattutto a 90° di flessione di ginocchio.

Articolazione femoro-rotulea

L’articolazione femoro-rotulea è composta dalla rotula e dal femore.

La base della rotula, osso sesamoide, che è la parte superiore, è molto spessa ed è punto di inserzione del tendine quadricipitale.

I bordi laterale e mediale presentano una direzione obliqua verso il basso ed in dentro e forniscono inserzione ai legamenti alari, legamenti che hanno la funzione di stabilizzare la rotula durante i movimenti.

L’apice della rotula è rivolto inferiormente ed è punto di origine del tendine rotuleo; il tendine è molto largo e si restringe leggermente verso l’inserzione sulla tuberosità tibiale, prominenza ossea di forma triangolare.

Dalla flessione all’estensione di ginocchio, la rotula compie un movimento, detto a”C”, rivolto verso l’esterno, con apice tra i 60° ed i 90° di flessione.

  • in massima estensione di ginocchio la rotula non si articola con il femore, infatti fuoriesce dalla gola inter-condiloidea
  • a 20° di flessione di ginocchio il punto di contatto tra femore e rotula si sposta sul polo inferiore della rotula
  • tra i 60° ed i 90° di flessione di ginocchio abbiamo il maggior contatto articolare tra rotula e femore (solo il 30% del totale)
  • a 135° di flessione di ginocchio la rotula si articola con il femore con il suo polo superiore

Durante i movimenti la rotula viene sottoposta a delle forze di trazione: viene stabilizzata sul condilo femorale da una forza, risultante della forza del tendine rotuleo e del tendine del quadricipite, che spinge la rotula contro la troclea femorale.

La rotula è sottoposta ad un’altra forza che tende a lussarla lateralmente.

Questa forza lussante viene contrastata da 3 fattori:

1.Prominenza anteriore del condilo femorale laterale: il condilo laterale visto sagittalmente è più prominente di quello mediale, limitando così la traslazione laterale della rotula

2.Resistenza del legamento alare mediale

3.Decorso quasi orizzontale del fascio inferiore del muscolo vasto mediale obliquo VMO che traziona medialmente la rotula

“Angolo Q”

È l’angolo formato dalla linea del tendine del quadricipite (cioè tra la spina iliaca antero-superiore SIAS e il centro della rotula) e quello del tendine rotuleo (che va dal centro della rotula alla tuberosità tibiale)

  • È un angolo aperto all’esterno, di circa 12° per gli uomini e di 15° per le donne (nella donna l’angolo è maggiore perché il bacino è più largo)
  • Rappresenta il “valgismo fisiologico”

Patologie del ginocchio

“Quali sono le più frequenti cause di dolore al ginocchio?”

Le patologie e problematiche che colpiscono l’articolazione del ginocchio sono molteplici; per questo è fondamentale eseguire sempre un’adeguata diagnosi differenziale ed escludere red flags, ossia segni e sintomi che possono mimare una disfunzione muscolo-scheletrica, o neuromuscolare, ma che in realtà nascondono una patologia più grave e non di competenza fisioterapica, almeno nella prima fase, ma da inviare allo specialista medico di riferimento (esempio: fratture)

Per descrivere le più frequenti problematiche di ginocchio possiamo per comodità raggrupparle in base a gruppi di età:

  • Bambini e ragazzi adolescenti
  • Adulti
  • Anziani

Cause comuni di dolore al ginocchio
Bambini ed adolescenti

Tra le principali problematiche di ginocchio per quanto riguarda questa fascia d’età possiamo trovare:

  • Problemi legati alla crescita (es. Sindrome di Osgood-Schlatter)
  • Problematiche osteo-cartilaginee (es. Osteocondrite dissecante)
  • Tendinopatie ed infortuni sportivi, come distorsioni o lesioni legate all’attività motoria (approfondimento nella sezione successiva)
  • Dolore e/o patologie femoro-rotulee (approfondimento nella sezione successiva)

Vediamo ora nel dettaglio alcune delle più frequenti patologie o cause di dolore al ginocchio per bambini ed adolescenti.

Sindrome di Osgood-Schlatter:

Si definisce la Sindrome di Osgood-Schlatter come un’apofisite tibiale, più precisamente un’infiammazione a carico del tendine rotuleo alla sua inserzione sulla tibia.

È comune in adolescenti e giovani attivi, indicativamente tra gli 8 ed i 15 anni.

È caratterizzata da:

  • dolore anteriore di ginocchio localizzato a livello della tuberosità tibiale
  • dolore alla palpazione della tuberosità
  • dolore alla contrazione e stretching del quadricipite
  • tuberosità tibiale che può presentarsi gonfia e calda

La severità è correlata al BMI (Body Mass Index): i bambini in sovrappeso, infatti, hanno segni e sintomi più gravi.

Dal punto di vista radiografico possiamo trovare un ispessimento della tuberosità tibiale e la frammentazione dell’apofisi tibiale.

Il trattamento della Sindrome di Osgood Schlatter prevede prevalentemente approcci conservativi: possibile terapia farmacologica, riposo e gestione del carico con modifica delle attività fisiche e provocative che aumentano lo stress a livello della tuberosità tibiale; importante il lavoro muscolare fisioterapico.

In caso di grave sintomatologia persistente può essere indicata valutazione chirurgica.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.

Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

ADULTI

Tra le principali problematiche di ginocchio per quanto riguarda questa fascia d’età possiamo trovare:

  • Lesioni legamentose
  • Lesioni meniscali
  • Dolore e/o patologie femoro-rotulee
  • Tendinopatie o sindromi da sovraccarico “overuse”
  • Cisti di baker

Vediamo ora nel dettaglio alcune delle più frequenti patologie o cause di dolore al ginocchio per gli adulti.

Lesione LCM – Legamento Collaterale Mediale

Tra i due collaterali, il legamento collaterale mediale “LCM” è quello più a rischio di infortunio.
Sono frequenti, infatti, sia lesioni isolate che in associazione a lesione del legamento crociato anteriore.
Solitamente l’infortunio avviene per contatto diretto, traumatico.
Il meccanismo lesionale, nella maggioranza dei casi, prevede un trauma laterale con combinazione di flessione, valgismo ed extra-rotazione.
I segni ed i sintomi più comuni sono:

  • deficit di estensione e flessione, soprattutto degli ultimi gradi
  • senso di instabilità e/o cedimento
  • dolore localizzato nella zona mediale del ginocchio
  • dolore alla palpazione del legamento collaterale mediale
  • presenza di versamento articolare post-lesionale (meno importante rispetto a quello in seguito a lesione del legamento crociato anteriore)

Il trattamento di prima scelta è quello conservativo; l’approccio riabilitativo può includere l’utilizzo di tutori per proteggere la struttura lesa e favorire la guarigione, mobilizzazione articolare ed esercizio terapeutico personalizzato.

In caso di lesione grave o completa del LCM potrebbe essere necessario considerare l’intervento chirurgico.
Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.

Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Lesione LCP – Legamento Crociato Posteriore

Il meccanismo lesionale più frequente prevede un trauma diretto sulla tibia, in direzione posteriore (es. “trauma da cruscotto” durante incidenti stradali) ma anche traumi in iper-flessione o iper-estensione e valgismo al ginocchio possono essere causa di lesione al legamento crociato posteriore.
I segni ed i sintomi più comuni includono:

  • dolore diffuso
  • senso di instabilità e/o cedimento
  • gonfiore
  • difficoltà a camminare o sostenere il carico sull’arto infortunato
  • riduzione della mobilità articolare

Le lesioni parziali, di basso grado, vengono gestite con successo con un trattamento fisioterapico conservativo; in caso di lesioni totali del legamento, sia isolate che associate, è prevista indicazione chirurgica.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Lesione LCA – Legamento Crociato Anteriore

Meccanismo lesionale

Le lesioni del legamento crociato anteriore avvengono generalmente con un movimento combinato di leggera flessione di ginocchio (15-20°), valgismo dinamico ed un alto carico a livello dell’articolazione; le lesioni del legamento crociato anteriore possono avvenire sia con la tibia in intra-rotazione che extra-rotazione ma associate, in entrambi i casi, ad un momento valgizzante del ginocchio.
La resistenza del legamento crociato anteriore varia all’incirca tra i 600 ed i 2000 Newton; serve infatti una forza di circa 2000/3000 Newton per lesionare il legamento; la lesione è quindi il risultato dell’associazione di elevate forze compressive e di un momento valgizzante.
Il meccanismo lesionale può essere dovuto a:

  • contatto diretto;
  • contatto indiretto (per esempio dovuto a forze applicate su articolazioni lontane dal ginocchio)
  • in assenza di contatto, per esempio dovuto a pattern di movimento specifici e provocativi (cambi di direzione, atterraggio da un salto, passo laterale etc).

I meccanismi biomeccanici non sono i soli responsabili di una lesione al LCA; concorrono, infatti, alla lesione del crociato anteriore anche: fattori cognitivi e neuromotori (controllo neuromuscolare, errori coordinativi, stanchezza ed ansia) e specifici task motori che coinvolgono per esempio l’ambiente circostante, la presenza dell’avversario etc.

Inoltre il rischio di lesione al legamento crociato anteriore è maggiore nelle donne rispetto agli uomini, prevalentemente a causa di fattori anatomici: maggior larghezza del bacino e quindi una differenza nell’angolo Q (già definito in precedenza), un volume minore del legamento, una gola intercondiloidea anatomicamente più piccola con conseguente riduzione dello spazio per il legamento e quindi maggiore probabilità di impingement.

Le lesioni del legamento crociato anteriore sono spesso associate a “bone bruise” ossia edema osseo a livello del condilo femorale o del piatto tibiale dovuto, infatti, al contatto del condilo laterale e della superficie postero-laterale tibiale (rintracciabili nell’ 80% delle lesioni acute del LCA).

Segni e sintomi

I segni e sintomi più comuni:

  • dolore diffuso
  • deficit di estensione e flessione
  • senso di instabilità, cedimento
  • versamento intra-articolare rapido

Trattamento

Il trattamento in seguito a lesione del LCA può essere chirurgico o conservativo. La scelta dipende dal paziente, specifiche caratteristiche cliniche, funzionali e la richiesta sportiva.
Esistono pazienti che beneficiano del trattamento conservativo e riescono a riprendere a pieno il livello di attività pre-lesionale; altri, invece, che saranno direttamente indirizzati per l’intervento chirurgico.

La chirurgia rimane il trattamento di prima scelta in pazienti giovani che praticano sport ad alti livelli, con percentuali di ritorno allo sport più alte rispetto ai pazienti trattati con il solo trattamento riabilitativo.

Esiste anche la possibilità di una guarigione spontanea completa del legamento, che però può avvenire solo con determinate condizioni anatomiche ed in determinate categorie di pazienti (con tempistiche superiori ai 2 anni post lesione).

L’intervento chirurgico di riparazione può essere programmato sia precocemente (dalle 48 ore alle 3 settimane post rottura) oppure ritardato.

In caso di programmazione dell’intervento è fondamentale l’inserimento di un programma di riabilitazione pre-chirurgica.
In seguito a ricostruzione del legamento crociato anteriore i tempi di guarigione variano tra i 6 ed i 12 mesi; in caso di ritorno allo sport, quindi in pazienti sportivi, per ogni mese di ritardo dall’ottavo mese in poi, il rischio di re-infortunio si riduce del 28%.

Gli obiettivi della riabilitazione post-chirurgica, variano in base al paziente che il fisioterapista si trova davanti: per un paziente con basse richieste funzionali, soprattutto sportive, probabilmente una media di circa 5 mesi di riabilitazione può essere sufficiente, ma in caso di paziente sportivo le evidenze parlano di tempistiche maggiori.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Lesioni meniscali

Le patologie e lesioni a carico delle strutture meniscali sono frequenti sia negli uomini che nelle donne, con percentuali maggiori a carico del menisco mediale e del corno posteriore (per quanto riguarda il menisco laterale, le percentuali di lesione sono inferiori probabilmente grazie alla sua maggior mobilità, e sono solitamente ben distribuite tra corno posteriore e porzione media).

Meccanismi lesionali – “Come ci si fa male ai menischi?”

Una lesione meniscale è generalmente dovuta ad una forza di taglio che si verifica tra il femore e la tibia; nei giovani è causata tipicamente da un movimento rotatorio in carico a ginocchio flesso, negli anziani è solitamente dovuta a fenomeni degenerativi.

Tipologie di lesione meniscale

  • Lesioni longitudinali (di origine traumatica); possono evolvere in lesioni a manico di secchio
  • Lesioni radiali (di origine traumatica); alterano le capacità meniscali di assorbire i carichi
  • Lesioni oblique (di origine traumatica); Lesioni radiali ed oblique possono favorire la formazione di lembi meniscali, detti “flap”
  • Lesioni orizzontali e complesse (origine degenerativa); possibilità di formazione di flap meniscali

Segni e sintomi

“Quali sono i principali segni e sintomi delle lesioni meniscali?”

Dolore meccanico, solitamente non presente a riposo (se non nelle prime fasi post lesionali, o in caso di processi infiammatori acuti in atto)
dolore solitamente localizzato sull’emirima articolare, ossia lo spazio tra i condili femorali ed i piatti tibiali, dal lato della lesione; il dolore alla palpazione dell’emirima rappresenta un forte indicatore di lesione meniscale dolore e/o deficit in flessione o estensione del ginocchio dovuti alla compressione delle strutture meniscali oppure per la presenza di gonfiore in caso di lesione traumatica è possibile la presenza di dolore intenso e blocco articolare nella fase acuta in caso di una particolare lesione detta “a manico di secchio” è possibile un vero e proprio blocco meccanico dell’articolazione, prolungato anche nelle fasi post trauma.

I sintomi sono più moderati in caso di lesioni degenerative.

Esiste una grande percentuale di pazienti, prevalentemente over 45 anni, che presentano lesioni meniscali degenerative in assenza completa di sintomi e dolore; percentuale che aumenta quasi del doppio in pazienti over 70.

Trattamento

“Come si trattano le Lesioni Meniscali?”

Opzioni di trattamento:

  • Chirurgia
    Il percorso chirurgico in caso di infortuni meniscali, prevede la possibilità di utilizzo di diverse strategie in relazione alle diverse tipologie di lesione:

    • Sutura meniscale (chirurgia di prima scelta nelle lesioni traumatiche riparabili)
    • Meniscectomia (solitamente in caso di lesioni a manico di secchio, flap, degenerative o in caso di fallimento di altre strategie più idonee)
    • Trapianto (in caso di chirurgia fallimentare)
  • Fisioterapia
    • Conservativa, in presenza di lesioni, segni e sintomi non interferenti con la vita e le abituali attività del paziente
    • Post Chirurgica, con progressioni e caratteristiche specifiche in relazione alle diverse tipologie di intervento

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Dislocazione o sublussazione rotulea:

La rotula può spostarsi dalla sua posizione normale durante il movimento.
Questo spostamento eccessivo della rotula (laterale o mediale) si può tradurre in una lussazione, o dislocazione, oppure in una sublussazione e può portare ad “instabilità patello-femorale”.
Lussazione (o dislocazione) e sublussazione rotulea, possono essere:

  • Episodiche o croniche
  • Congenite o acquisite; tra le acquisite, lesioni traumatiche possono contribuire a questo problema
  • Laterali o mediali
    • La lussazione, e la sublussazione, laterale della rotula possono essere causate da anomalie anatomiche e strutturali, squilibri muscolari o lesioni:
      • alterazione del corretto tracking femoro-rotuleo (troclea femorale displasica, inadeguatezza degli stabilizzatori mediali, patella alta, retinacolo laterale spesso)
      • aumento dell’angolo Q (causato da ginocchio valgo, iper-pronazione del piede, antiversione femorale, rotazione esterna tibiale)
      • debolezza generalizzata del quadricipite con modifica a livello intrinseco della cinematica femoro-rotulea
      • lesioni traumatiche come una caduta od una collisione
    • Lussazione o sublussazione mediale (iatrogena, ossia conseguente ad errato intervento chirurgico)
  • Con possibili fratture osteocondrali o avulsioni associate

Il trattamento può includere il riposizionamento manuale della rotula da parte di professionista medico, seguito da terapia riabilitativa per il rinforzo muscolare e la stabilità articolare.

In alcuni casi è necessario l’intervento chirurgico; il piano di trattamento dipende dalla gravità della lussazione o sublussazione e dalle condizioni specifiche del paziente.
Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Sindrome femoro-rotulea “Patellofemoral pain syndrome PFPS”

Per sindrome femoro-rotulea si intende una condizione clinica caratterizzata da dolore peri-patellare e/o retro-patellare.
La diagnosi di dolore femoro-rotuleo è basata su due punti fondamentali:

  • Il dolore è riferito prevalentemente nella zona anteriore del ginocchio in stretta prossimità del complesso femoro-rotuleo
  • Presenza di attività provocative specifiche (per esempio lo squat)
  • L’esclusione di tutte le altre cause di dolore del ginocchio

Ipotesi Eziologica

L’ipotesi eziologica considera l’anomalo tracking rotuleo (rotula che si muove male all’interno del canale condilare, generando dolore) che stressa l’articolazione patello-femorale.

Vicino al ginocchio ci sono, infatti, delle strutture che possono causare dolore se eccessivamente stressate:

  • l’osso sub-condrale; la cartilagine, infatti, non è innervata e quindi non da dolore, però la componente ossea sottostante si;
  • la capsula;
  • i retinacoli rotulei: se c’è troppa tensione nella componente laterale potrebbero generare dolore nella flesso-estensione
  • il cuscinetto adiposo (fat pad-hoffa)

I pazienti con sindrome femoro-rotulea possono presentare un’alterata cinematica dell’arto inferiore; i soggetti con PFPS, infatti, presentano una maggiore intra-rotazione di anca durante le attività in carico.
La rotazione interna eccessiva può incrementare le pressioni sulla faccetta laterale della rotula in maniera esponenziale.

Trattamento Fisioterapico

“Come si tratta la sindrome femoro-rotulea?”

Il trattamento primario della sindrome femoro-rotulea è di tipo conservativo. In ambito fisioterapico, fondamentale importanza ricopre il ruolo dell’esercizio neuro-muscolare. Risulta indicato, in presenza di tali problematiche, incentrare un programma specifico per la muscolatura dell’anca e del muscolo quadricipite. Il rinforzo dei muscoli dell’anca (rotatori esterni ed abduttori) può rappresentare un approccio efficace per ridurre e variare la distribuzione del dolore.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
Contatta BGM Fisioterapia Firenze per una valutazione fisioterapica accurata ed un piano di trattamento personalizzato.

Sindrome della Bandelletta Ileotibiale (ITBS):

Rientra tra le patologie da overuse ed è ampiamente riconosciuta come comune causa di dolore laterale al ginocchio.
Spesso associata alla corsa ed ad attività sportive, è infatti molto comune in ciclisti e corridori ma anche in sollevatori di pesi, sciatori e calciatori.

È definita come una sofferenza dei tessuti molli a livello dell’inserzione della bandelletta ileotibiale (lunga striscia di tessuto connettivo fibroso che si estende lungo il lato esterno della coscia) sulla prominenza dell’epicondilo laterale della tibia (il tubercolo del Gerdy), dovuta probabilmente ad un’eccessiva tensione.

La causa potrebbe essere: un’alterazione della biomeccanica e/o una retrazione della struttura mio-fasciale (nei maschi sono più frequenti problematiche di retrazione mio-fasciale e nelle femmine più problematiche biomeccaniche).
Tra i fattori di rischio anche:

  • deficit di forza dei muscoli abduttori di anca
  • dismetria degli arti inferiori
  • corsa in discesa e/o corsa lenta
  • controverso il ruolo del piede e la prono-supinazione di caviglia e/o la iper-pronazione

Segni e sintomi tipici della sindrome della bandelletta ileo-tibiale:

  • dolore laterale al ginocchio, localizzato nella zona di inserzione della bandelletta
  • dolore irradiato in alto lungo la banda ileo-tibiale o in basso verso la gamba
  • dolore associato all’attività fisica (specialmente durante movimenti di leggera flesso-estensione del ginocchio, circa 20°)
  • dolore che aumenta dopo l’esercizio
  • ipersensibilità alla palpazione o possibile gonfiore della zona coinvolta

I sintomi della ITBS non durano molto e si presentano più frequentemente nei periodi concomitanti con l’inizio della preparazione atletica per un tempo medio di 2/3 mesi e di solito si risolvono con trattamento conservativo fisioterapico: gestione del carico, stretching e rinforzo dei glutei sono gli interventi più comuni; possibile anche l’utilizzo di infiltrazioni.

Gli interventi chirurgici sono indicati solo in pazienti recalcitranti al trattamento conservativo.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
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Tendinopatia del tendine quadricipitale:

La tendinopatia del tendine quadricipitale è una condizione che comporta dolore e/o cambiamenti strutturali e meccanici del tendine del muscolo quadricipite, situato nella parte anteriore della coscia e collegato alla rotula.

Può essere definita una patologia da “overuse”, spesso associata a sovraccarico ed uso eccessivo del tendine, lesioni ripetute, fattori legati all’invecchiamento od aumento repentino dei carichi di lavoro nella programmazione dell’allenamento in assenza di un recupero inadeguato.

Colpisce gli sportivi che praticano sport di salto (la pallavolo è quello più frequente) oppure sport caratterizzati da una flessione importante di ginocchio; un ulteriore fattore di rischio può essere legato anche all’altezza degli atleti ed al loro BMI (Body Mass Index – Indice di massa corporea) ed al sesso maschile.

Segni e sintomi tipici della tendinopatia quadricipitale:

  • dolore nella parte anteriore del ginocchio
  • dolore dipendente dal carico (carichi maggiori provocano un grado più elevato di dolore)
  • dolore durante o subito dopo l’attività
  • sensibilità alla palpazione sul sito di inserzione del tendine del quadricipite sulla rotula
  • presenza di dolore durante la contrazione muscolare contro resistenza

Il primo trattamento è quello di tipo fisioterapico conservativo; in caso di perpetuarsi della sintomatologia si può optare per altri trattamenti, dalle terapie iniettive ed infiltrative (es. plasma ricco di piastrine – PRP Platelet Rich Plasma) alla chirurgia.

Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
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Tendinopatia del tendine patellare (o jumper’s knee)

È una condizione che comporta dolore e/o cambiamenti strutturali e meccanici del tendine rotuleo, tendine che collega la rotula alla tibia, anche definita “ginocchio del saltatore”.

Anche in questo caso può essere definita una patologia da “overuse”, spesso associata a sovraccarico ed uso eccessivo del tendine, lesioni ripetute, fattori legati all’invecchiamento od aumento repentino dei carichi di lavoro nella programmazione dell’allenamento in assenza di un recupero inadeguato.

È molto diffusa negli sport che coinvolgono principalmente la corsa ed il salto; è comune, infatti, in coloro che praticano attività che comportano salti ripetuti e improvvisi cambi di direzione.

Segni e sintomi tipici della tendinopatia rotulea:

  • dolore anteriore al ginocchio, localizzato al polo inferiore (apice) della rotula
  • dolore correlato ad attività come la corsa ed il salto
  • dolore correlato al carico che aumenta con l’attività degli estensori del ginocchio
  • possibile gonfiore nell’area interessata

Per quanto riguarda il trattamento è possibile l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori (FANS) in fase acuta anche se l’utilizzo a lungo termine può influire negativamente sulla guarigione del tendine.

Il trattamento di prima linea però è quello conservativo fisioterapico.

Nei casi più gravi possono essere prese in considerazione opzioni chirurgiche o l’utilizzo di iniezioni peri-tendinee ed intra-tendinee.
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Cisti di Baker

La cisti di Baker, o cisti poplitea, è una formazione cistica che si riempie di liquido infiammatorio e si sviluppa nella parte posteriore del ginocchio.
La cisti è collegata con l’articolazione del ginocchio attraverso un’apertura della capsula posteriore, ed è per questo che in presenza di uno stato infiammatorio del ginocchio, attraverso un meccanismo a valvola, la borsa si riempie di liquido in eccesso.
È spesso associata a problemi intra-articolari quali: lesioni meniscali, osteoartrite, lesioni cartilaginee, artrite infiammatoria e lesione del crociato anteriore.

I segni ed i sintomi più comuni in caso di Cisti di Baker includono:

  • dolore localizzato
  • gonfiore nella parte posteriore del ginocchio
  • sensazione di pesantezza dietro il ginocchio
  • rigidità articolare

In caso di rottura della cisti di Baker, la quale comporta un importante dolore posteriore al ginocchio associato ad un evidente gonfiore e dolore nella gamba, il paziente necessita di un immediato invio al medico di riferimento.
Il trattamento di prima scelta per la gestione della cisti di Baker sintomatica è quello conservativo, solitamente mirato a gestire la condizione sottostante che ha portato alla formazione della cisti.

In caso di fallimento del trattamento conservativo allora è consigliabile il trattamento chirurgico o l’asportazione della cisti.
Consulta sempre uno specialista, sia in ambito medico, per una corretta diagnosi, che riabilitativo.
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Anziani

Tra le principali problematiche di ginocchio per quanto riguarda questa fascia d’età possiamo trovare:

– Osteoartrosi (Gonartrosi o artrosi di ginocchio)

Osteoartrosi di ginocchio

La gonartrosi, o artrosi di ginocchio, è uno dei più comuni disordini della società moderna.
I segni ed i sintomi più comuni della gonartrosi sono:

  • dolore
  • crepitii
  • gonfiore
  • rigidità articolare
  • riduzione della mobilità
  • fenomeni di blocco articolare (meno frequenti)

Conseguenze dell’artrosi sono:

  • atrofia muscolare (che ne può essere anche causa)
  • retrazione capsulare
  • diminuita capacità di carico
  • disabilità

L’artrosi si può rilevare alla radiografia in più del l’80% delle persone over 75 anni, e la prevalenza dell’artrosi sintomatica è del 20% per il ginocchio e 10% per l’anca.

C’è da chiedersi se sia l’artrosi che crea dolore oppure tutta una serie di altre modificazioni strutturali.
Ci sono dei fattori di rischio per lo sviluppo dell’artrosi:

  • Modificabili (obesità, debolezza muscolare, rigidità muscolare, intensità dell’attività fisica ed inattività)
  • Potenzialmente modificabili (traumi, riduzione della propriocezione, instabilità e lassità)
  • Non modificabili (età, sesso, ereditarietà e malformazioni congenite)

Le opzioni di trattamento fisioterapico includono gestione del carico, esercizio terapeutico specifico per il potenziamento muscolare e la mobilità articolare; perdita di peso, se necessaria, e terapia farmacologica fanno parte delle possibili strategie di cura.

Il medico potrebbe consigliare iniezioni infiltrative e la chirurgia di sostituzione articolare come la protesi di ginocchio.
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